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22.07.08

corriere adriatico Sulle violenze al G8 una sentenza giusta


L'ufficiale di polizia penitenziaria era stato indagato per i soprusi
nella caserma di Bolzaneto
Ernesto Cimino e¨ stato assolto a Genova
Sulle violenze al G8 una sentenza giusta

FALCONARA - “Un giusto processo, scevro da condizionamenti esterni”. Così
il tenente colonnello Ernesto Cimino, ufficiale della polizia
penitenziaria di origini campane da qualche anno trapiantato a Falconara
dove è molto attivo nel sociale, commenta la sentenza della III sezione
penale del Tribunale di Genova che lo ha assolto “perché i fatti non
sussistono” nel procedimento sui soprusi e sulle violenze perpetrate nella
caserma di Bolzaneto dalle forze dell'ordine ai danni dei manifestanti
arrestati o fermati durante il G8 del 2001. Quindici condanne e e trenta
assoluzioni, tra cui quella di Cimino. “Dall’inizio del processo - ricorda
- ho sostenuto che i fatti che mi addebitavano non corrispondevano a
verità perché ero responsabile delle traduzioni e piantonamenti” per
questo “non avevo alcun potere sulla custodia delle persone arrestate”. La
sua funzione, precisa il tenete colonnello, “iniziava solo dopo che
l’arrestato lasciava la struttura detentiva poiché ogni incarico era stato
assegnato con circolare ed ordine di servizio emessi dal Ministero della
giustizia e da direttive del Dipartimento dell'amministrazione
penitenziaria”. Ripercorre alcune fasi del procedimento e ricorda che,
convinto della sua innocenza, nel marzo 2007 ha presentato istanza con cui
rinunciava alla prescrizione in cui sarebbero caduti i reati che gli
venivano contestati. Ma nel marzo 2008 la procura genovese ha depositato
una richiesta di condanna a tre anni e sei mesi. “Nella stessa giornata
Cimino, candidato nelle liste elettorali di Falconara nella lista
“Puntoeacapo” ha deciso di non candidarsi “per evitare
strumentalizzazioni”. Poi è arrivata la sentenza di assoluzione “che -
sottolinea l’ufficiale di polizia penitenziaria - non significa che presso
la caserma di Bolzaneto non sia successo nulla, e non significa che non
abbia fornito le risposte all'opinione pubblica nazionale e straniera”.
Continua. “La mia condanna sarebbe stata ingiusta” e considera “l’unico
vero rammarico l'aver subito per sette anni un ingiusto processo”. La
decisione dei giudici “è la migliore risposta a chi ha gettato fango sul
mio nome e sulla divisa che indosso”.

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