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19.09.03

Il Manifesto, G8 Ministro di Bolzaneto Nel 2001 distingueva tra lager e campo di concentramento

G8 Ministro di Bolzaneto Nel 2001 distingueva tra lager e campo di concentramento. Ora attacca i pm genovesi

A. MAN.
E' il ministro di Bolzaneto. Da due anni difende a spada tratta l'operato
della polizia penitenziaria nella caserma genovese, dove centinaia di
persone arrestate al G8 del luglio 2001 subirono violenze, soprusi e
vessazioni. Ha già detto che non sospenderà nessuno dal servizio fino alle
condanne definitive, cioè tra dieci anni. E ieri Roberto Castelli ha
ribadito su Italia1 di voler «difendere il buon nome degli agenti della
polizia penitenziaria». Quanto ai pm che li accusano di abuso d'autorità,
violazione della Convenzione europea dei diritti umani, ingiuria, minaccia,
lesioni e percosse, Castelli dichiara: «Mi stupisce che, essendo stato io
presente a Bolzaneto quella notte, nessun magistrato abbia avuto la
curiosità di sentire cosa io avessi visto». Ma cosa dovevano chiedergli, se
per lui andava tutto bene? «Il 6 settembre 2001 - ricorda il verde Paolo
Cento - davanti alla commissione d'indagine del parlamento il ministro
Castelli disse: `La mia visita a Bolzaneto è durata dall'1,35 circa alle
2,00 della nottetra sabato e domenica. Ho visto, ripeto, una situazione
tutto sommato normale, tenendo ovviamente presente il contesto di quei
drammatici momenti'. Ed è evidente - osserva Cento - che la normalità
testimoniata da Castelli è incontrasto con le conclusioni della procura di
Genova», che si prepara a chiedere il rinvio a giudizio di 42 tra
poliziotti, agenti e medici della penitenziaria e carabinieri. Giovanni
Russo Spena (Prc) va oltre: «Invece di coprire eventuali reati, che devono
essere accertati, il ministro Castelli farebbe bene a ricordare che a
Bolzaneto è morto un pezzo dello stato di diritto». Ma che ne sa
l'ingegnere?

L'audizione del guardasigilli leghista sul G8 bisogna leggerla tutta, si
trova su internet (www.misteriditalia.com). «Nelle celle che ho visto
c'erano una decina di uomini, di ragazzi, da una parte - raccontò - con un
agente della polizia penitenziaria e una ragazza dall'altra parte. In
qualche modo mi ha un po' stupito. Quindi ho chiesto come mai fossero in
quella posizione, rivolti verso il muro, in piedi. Mi è stato risposto che
avevano fatto così per evitare il pericolo che gli uomini potessero dar
fastidio alla ragazza. Questa è stata la risposta dell'agente». E lui
l'avrebbe bevuta: «Ripensandoci, la risposta mi è sembrata non del tutto
esaustiva», concesse Castelli. «Ma possibile - insisteva - che durante la
visita del ministro nessuno si sia lamentato?». «Al di là di casi singoli
malaugurati - concludeva - devo dire che non si sono verificati gravissimi
problemi. Qualcuno ha pagato il prezzo di rimanere troppe ore in piedi. Non
so se sia una cosa gravissima...». Ancora: «I metalmeccanici per 35 anni
lavorano in piedi dalla mattina alla sera. Ebbene, non li ho mai sentiti
lamentarsi». Ma la perla è un'altra: «Sono stato accusato di aver
costituito un lager. Diverso è costituire un campo di concentramento,
termine che non ha un'accezione negativa di per sé». E l'onorevole Antonio
Soda (Ds) commentava: «Affinché resti agli atti, campo di concentramento è
la traduzione di lager». L'avrà imparato, l'ingegnere?

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