Home Page

28.02.06

Il manifesto: i picchiatori dicevano "Con Berlusconi facciamo quello che vogliamo"

il manifesto

28.2.06

«Gli agenti picchiatori dicevano: con Berlusconi facciamo come vogliamo»
S.PI.
GENOVA
Mentre lo sbattevano contro il muro, nella caserma di Bolzaneto, N.N. ricorda che uno degli agenti della penitenziaria strillava: «Vi ammazziamo, tanto con Berlusconi possiamo fare quello che vogliamo». Il giovane studente universitario toscano, vent'anni all'epoca dei fatti, l'ha raccontato ieri davanti al tribunale di Genova che sta processando 45 appartenenti alla polizia, alla penitenziaria e ai carabinieri per le violenze nella caserma. Il 20 luglio del 2001 dopo la carica dei carabinieri in via Tolemaide, quella che aprì gli scontri veri e propri, N.N. si rifugiò con altre persone in un bar di piazza Alimonda, dove più tardi venne ucciso Carlo Giuliani. Fu arrestato dalla Digos e portato a Bolzaneto dove, come per tanti altri, iniziò l'inferno: venne fatto inginocchiare - ha raccontato - e spinto a calci dentro la cella, poi ancora botte nel corridoio a confermare le precedenti testimonianze circa le due «ali» di agenti picchiatori che si accanivano sugli arrestati al loro passaggio. Anche a lui strinsero le fascette nere intorno alle mani fino a renderle insensibili, poi lo portarono nella stanza della penitenziaria per l'immatricolazione, accanto al locale dove la polizia teneva il comando della caserma e nella quale stazionò a lungo Alessandro Perugini, all'epoca dei fatti vice questore aggiunto, funzionario ps di più alto livello nella caserma, rinviato a giudizio sia Bolzaneto sia per le violenze sul gruppo di manifestanti (tra cui un minorenne) avvenute il 21 luglio in corso Barabino.

Lì N.N fu sbattuto più volte contro il muro e picchiato da agenti in borghese: «Uno di loro si mise i guanti per picchiarmi», ha detto in aula, confermando altre precedenti versioni sull'uso dei guanti con le nocche rinforzate, usati per i pestaggi sia dagli uomini del Gruppo operativo mobile sia da quelli del Nucleo centrale traduzioni della penitenziaria. E ricorda bene di essere stato costretto a cantare «viva il duce» così come quella frase su Silvio Berlusconi, il cui governo si era insediato appena un mese prima del G8 di Genova.

Evidentemente il capo di Forza Italia, che ultimamente durante una puntata di «Matrix» ha cercato di smarcarsi dal G8 affermando che i funzionari e i vertici della polizia erano stati ereditati dal precedente governo di centrosinistra, era una presenza istituzionale che veniva percepita come «garanzia» dai poliziotti, i cui insulti non erano quasi mai generici ma spesso apertamente fascistoidi e comunque mirati all'appartenenza politica dei fermati: gli insulti di questo genere costituirono per i pm «elementi fortemente indicativi della esistenza di un dolo intenzionale», che i cosiddetti «livelli apicali» delle forze dell'ordine presenti, senz'altro videro e udirono, senza fare nulla, a differenza di quanto Per questo tra gli imputati ci sono semplici agenti ma funzionari come Perugini e ufficiali della penitenziaria come il generale Oronzo Doria e i capitani Cimmino e Pelliccia.

Un altro testimone sentito ieri ha ricordato primo teste della mattinata che ha ricordato il «consiglio» ricevuto poco prima di lasciare Bolzaneto (a mezzanotte del venerdì 20 luglio): «Un uomo della Digos ci sconsigliò di andare a dormire negli edifici del Genova social forum», ovvero alla scuola Diaz che fu assaltata la sera seguente.

.
.