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03.04.08

ilmessaggero G8 di Genova, un questore ammette: «L'irruzione alla Diaz fu un errore»


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G8 di Genova, un questore ammette: «L'irruzione alla Diaz fu un errore»

ROMA (2 aprile) - Avrebbe manifestato anche lui al G8 di Genova e si
sarebbe disperato se fosse stato il papà di una delle ragazze finite in
ospedale dopo gli scontri. Confessioni, sfoghi e umanità di un questore
che non ha partecipato al G8 e non sa di essere ascoltato dai cronisti.
«Avrei potuto esserci anch'io, in altri tempi, a manifestare contro il G8,
a Genova, e magari a dormire in un sacco a pelo in quella maledetta
scuola. Avrebbe potuto esserci mio figlio. E ce n'erano a Genova, di
ragazzi figli di amici e colleghi. Non lo so cosa avrei fatto se fosse
stata mia figlia quella ragazza finita in ospedale mezza morta che i
genitori non hanno saputo per un giorno intero dov'era finita?». Parla
così un funzionario della polizia di stato che nell'estate del 2001 a
Genova non c'era. Non è tra gli indagati né tra i testi dei diversi
processi che riguardano quei giorni. Il poliziotto dice di votare a
sinistra, «qualche volta anche per Bertinotti». Le immagini degli scontri
ancora non le ha digerite: «In tv cambio canale, nella rassegna stampa
salto gli articoli. Non ci posso pensare... mi fa star male. Ci metteremo
anni a riparare al danno, a riconquistare quell'immagine di polizia
democratica che la riforma dei tempi di Parisi ci aveva fatto guadagnare».

Distrutte le vite di brave investigatori. Quegli eventi, che un suo
collega definisce «macelleria messicana» hanno distrutto
«professionalmente e umanamente» i migliori investigatori. Il cronista
ricorda che il questore ha pianto al funerale di Arnaldo La Barbera,
ucciso da un tumore fulminante un anno dopo l'estate del G8 di Genova. La
Barbera, dopo aver combattuto per vent'anni la mafia, un encomio dopo
l'altro, era diventato il capo della polizia di prevenzione. L'irruzione
alla Diaz, alla quale disse di essere stato contrario, gli costò la
destituzione e l'iscrizione al registro degli indagati. E racconta che
«quella notte gli arresti dei ragazzi che erano dentro la Diaz li hanno
firmati gli stessi magistrati» che oggi mettono sotto processo la polizia.

Le due molotov nella scuola. E sul fatto che nella scuola sono spuntate
due molotov che poi si è scoperto che erano state trovate da tutt'altra
parte e portate lì da un agente dice: «Eh!, quando faccio una
perquisizione se arriva uno dei miei con una busta di cocaina e mi dice
era sotto il letto, io ci credo, non mi viene neanche in mente che può
avercela messa lui!».

Errore fare irruzione. E poi aggiunge: «È stato un errore fare irruzione e
dopo, visto il disastro, una catena di cazzate per cercare di
giustificarlo in qualche modo». Ma allora, nessuno ha colpa? «Sì, chi è
entrato nella scuola ed ha picchiato». Secondo il questore non si doveva
entare nella scuola Diaz. «È stata un'operazione fuori da tutte le regole.
Uomini che non si conoscevano nemmeno tra loro, arrivati chi da una parte
chi dall'altra di Italia. Di notte. Su una segnalazione confusa di lanci
di oggetti dalle finestre. Bisognava circondare, isolare l'edificio,
aspettare che facesse giorno!». E perché non lo si è fatto? «Era stata una
giornata tremenda. C'era pressione perché si trovassero i black block...
Qualcuno non ha avuto i nervi saldi abbastanza». E lei? «Io per fortuna
non c'ero».

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