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07.06.06

Lavoro Repubblica G8, in un nastro le voci dei pestaggi

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IL CASO
Oggi in aula sarà ascoltata la registrazione effettuata alla Pascoli da un testimone italo-tedesco
G8, in un nastro le voci dei pestaggi

Nel documento le conferme agli abusi effettuati dalle forze dell´ordine
MARCO PREVE


Le voci dell´irruzione del più contestato blitz poliziesco della storia italiana, saranno ascoltate oggi per la prima volta in un´aula di giustizia. Accadrà oggi nel corso del processo nei confronti dei 29 tra funzionari e agenti di polizia accusati di falso, calunnia e lesioni.
Uno dei testimoni, un italo tedesco, ha infatti consegnato una registrazione audio effettuata alla scuola Pascoli, durante la perquisizione, per altro non prevista, da parte della polizia. Nei locali dell´istituto che si trovano di fronte alla Diaz, era stato allestito dal Genoa Social Forum il media center e l´ufficio legale del Gsf. I poliziotti sono accusati di aver distrutto senza motivo diversi computer ed attrezzature del Gsf.
Nella registrazione, effettuata di nascosto, si sentirebbero distintamente le voci di funzionari e agenti che si rivolgono ai presenti - tra i quali anche la europarlamentare di Rifondazione Comunista Luisa Morgantini - sia con ordini che con insulti. Un documento che servirà senz´altro a ricostruire l´atmosfera di tensione ma anche di abuso che si respirava in quelle drammatiche ore.
Nell´ultima udienza proprio sulla perquisizione alla Pascoli era stato ascoltato come testimone Stefano Lenzi dirigente del Wwf.
Lenzi ha raccontato che verso mezzanotte sentì confusione in strada e qualcuno che gridava: «C´è la polizia». Così si diresse nella stanza dell´ufficio legale, dove c´erano due persone e dove riuscì a telefonare ad alcuni avvocati. «Poi - ha ricordato - quattro o cinque agenti entrarono nella stanza. Un uomo, che aveva l´aria di comandare il gruppo, ci ordinò di sdraiarci a terra con la faccia in giù». Ha proseguito il racconto riferendo che i poliziotti spaccarono tre computer e due apparecchi telefonici che erano di proprietà del Comune o della Regione, e che erano stati ceduti in comodato al Genoa Social Forum. «In seguito ci dissero di alzarci - ha riferito Lenzi - e di andare in corridoio dove ci fecero inginocchiare con la faccia al muro e con le mani alzate dietro la nuca. Poi mi permisero di tornare nella stanza per cercare il mio cellulare che non ho trovato piu'.


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