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08.12.07

lavoro repubblica No global, ultimo atto in aula "Trattati peggio dei mafiosi"

repubblica genova

La sentenza per i 25 attesa prima di Natale. La difesa: giustizia sommaria
per "sanare" una brutta storia

No global, ultimo atto in aula "Trattati peggio dei mafiosi"

Gli imputati sono accusati di devastazione e saccheggio durante gli
scontri con le forze dell´ordine

MASSIMO CALANDRI

CON l´ultima arringa difensiva, affidata all´avvocato Roberto Lamma, ieri
pomeriggio si è formalmente chiuso il dibattimento per la devastazione e
il saccheggio di Genova del luglio 2001. La settimana prossima è in
programma una breve replica della pubblica accusa, che ha comunque
depositato una corposa memoria. Ci sono buone ragioni per credere che la
sentenza arriver prima di Natale. Gli imputati, 25 italiani - 4 genovesi
- rischiano 225 anni di prigione. E´ il primo dei processi-chiave del G8
ad arrivare in fondo, mentre per gli altri due - l´irruzione alla scuola
Diaz, i soprusi e le violenze nella caserma di Bolzaneto - si dovr
attendere l´estate. Come minimo.
Il legale di Carlo Arculeo e Antonino Valguarnera ha chiesto il
proscioglimento dei suoi due assistiti, che in realt rischiano dieci anni
a testa. «Sono persone capitate nel punto sbagliato e nel momento
sbagliato». Parlando per oltre cinque ore di processo "politico" e di
capri espiatori, Roberto Lamma ha contestato l´aspetto giuridico e morale
dell´inchiesta dei pm Anna Canepa e Andrea Canciani. Ha attaccato la
ricostruzione dei fatti fin dai suoi presupposti, rifiutando l´ipotesi
formulata dalla procura: «Devastazione e saccheggio è una figura che non
ha mai avuto precedenti, neppure nelle manifestazioni (ben più violente)
degli anni Settanta». E ha meglio illustrato una serie di fatti che
invitano a riflettere ancora una volta sul comportamento della polizia
durante il vertice internazionale.
Esemplare la ricostruzione del principale capo d´accusa per la coppia di
presunti Black Bloc, che all´inizio aveva risposto addirittura di tentato
omicidio. Arculeo e Valguernera in sella ad una Vespa rubata avrebbero
infatti attaccato - a lanci di molotov - una coppia di poliziotti, giusto
davanti alla caserma della Stradale di piazza Tommaseo. Lamma ha
dimostrato come fosse tecnicamente impossibile accendere e tirare
bottiglie incendiarie sullo scooter. Vale la pena di segnalare che le
molotov furono poi «erroneamente» distrutte. Dallo stesso artificiere che,
sempre per sbaglio, si sbarazzò di altre due bottiglie piene di benzina:
quelle piazzate dalla polizia alla scuola Diaz, la regina delle prove
false contro i no-global. Per non dire di errori e contraddizioni nei
verbali degli investigatori.
«Con questo processo si vuole pacificare, si vuole "sanare" una storia che
nessuno riesce a digerire. Qualcuno vorrebbe pagare un prezzo tutto
sommato "accettabile": 25 persone da condannare severamente. E tutti
contenti. Ma di persone si tratta - ha accusato Lamma - e la
responsabilit è, appunto, personale». In altre parole: le accuse devono
essere circostanziate, supportate da indagini importanti sugli individui
coinvolti perché "importanti" sono le ipotesi di reato e le conseguenze.
«Non si può trattare un reato che ha otto anni di pena minima come se
fosse una contravvenzione davanti al giudice di pace. Non basta dire: "Era
lì...", per chiedere ed ottenere una condanna». Non è sufficiente dire che
facevano parte del Blocco Nero. Bisogna intanto spiegare che cosa è questo
Blocco, e dimostrarne la appartenenza. E´ desolante limitarsi ad usare la
formula: «In qualche modo».
Lamma ha criticato anche l´attacco della requisitoria, quando i pm
mettevano sullo stesso piano il «massacro» della Diaz e la «devastazione»
di Genova. Quando parlavano di «guerra tra bande». «Intanto perché non
esiste la figura giuridica del "massacro", mentre quella della
"devastazione e saccheggio" c´è, eccome: ed è punita in maniera durissima.
E poi perché quelli commessi a Bolzaneto e alla Diaz sono reati molto più
gravi, perché disonorano il Paese: ma i colpevoli beneficeranno della
prescrizione, e intanto sono gi stati tutti promossi. Questi ragazzi
invece rischiano condanne più pesanti di un mafioso o di un assassino»

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