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29.02.04

Liberazione: Genova, in quattrocento dietro la bandiera arcobaleno nel ricordo dei drammatici giorni del G8

Genova, in quattrocento dietro la bandiera arcobaleno nel ricordo dei
drammatici giorni del G8
La verità e la giustizia in Carovana con la pace
Genovanostro inviatoFoto di gruppo sulle scale del Ducale e poi fuori a
sfidare il freddo inaspettato - si vede ancora la neve di stanotte sui
tetti della città alta - per marciare da De Ferrari a Palazzo di
Giustizia. Non sembri così strano che la Carovana di pace del Nord Ovest
- partita ieri da la Lanterna - sia così impregnata del ricordo del G8.
Dietro la bandiera arcobaleno, molti dei tre/400 partecipanti indossano
una pettorina. Su ognuna le parole agghiaccianti dei referti e dei
verbali di ciascuno dei torturati alla Diaz e a Bolzaneto. Manca un
cartello per Carlo. «Perché lui non c'è più - spiega Enrica Bartesaghi,
mamma di Sara desaparecida alla Diaz - e non ci sarà processo per chi
l'ha ucciso». Spiega Laura Testoni, bibliotecaria 34enne e attivista
Arci, che qui a Genova si è voluto tenere insieme concettualmente pace,
verità e giustizia. «Perché a rivederli oggi i nostri forum del 2001
sulla pace e i diritti acquistano un tono profetico - racconta - ma
anche perché Genova fu trasformata per tre giorni in un luogo della
guerra dalle forze dell'ordine. Come in Afghanistan e poi in Iraq ci
furono brutalità, violenze, menzogne, sospensione dei diritti». La
"macchina" del 20 marzo, giornata mondiale per il ritiro delle truppe
d'occupazione indetta dai pacifista Usa, è ormai un cantiere aperto. E
le Carovane, dice a Liberazione Gianfranco Benzi, milanese 56 anni,
l'uomo che segue i movimenti per conto della Cgil, «sono un modo
intelligente di ricreare la tensione e le aspettative per quella
giornata, creando eventi e raccordandosi alle realtà dei territori. La
novità rispetto al 15 febbraio è che il vasto movimento che si oppone
alle guerre oggi si interroga su come ricostruire l'ordine mondiale.
Insomma, tenta di fare un salto di progettualità».

L'esperienza specifica genovese mette "in carovana" sia il lavoro dei
comitati (Verità e Giustizia e Piazza Carlo Giuliani) artefici del
seminario del mattino alla sala Rossa di Tursi ("mai più come al G8"),
sia il cartello "Culture di Pace 04" che già dal logo richiama quello
della Capitale Europea della Cultura. Dice ancora Testoni che questa
coalizione, animata da Arci, Prc, Legambiente, Lilliput, Cobas,
Manitese, vuole che in quel programma ufficiale di eventi, spettacoli,
mostre e quant'altro entrino a pieno titolo le tematiche di pace e
diritti. La Carovana ha lasciato Genova da piazza Matteotti dopo il
tramonto portando con sé le prime schede della consultazione popolare
autogestita per chiedere il ritiro delle truppe dall'Iraq, per inserire
nella nuova Carta d'Europa il ripudio della guerra già scritto nella
Costituzione italiana, per avviare una politica di disarmo dei territori
e di smilitarizzazione della nostra vita. Il furgone ecocompatibile che
apre il convoglio del Nord Ovest farà tappa a Voghera, Asti, Torino,
alla Tenda della Pace fuori dal Teatro Ariston di Sanremo, poi, nella
sua marcia verso Roma, toccherà l'arsenale di La Spezia, città dai
misteri nucleari inquietanti. Ma prima tornerà ancora a Genova, martedì
2 marzo, per guidare il corteo di solidarietà con i 26 manifestanti per
i quali proprio quel giorno si aprirà il processo. Pace, Verità e
Giustizia non possono che marciare insieme.

Checchino Antonini

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