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28.11.07

repubblica genova E il questore del G8 confido' "Cosi' ho affossato il processo"

repubblica genova

E il questore del G8 confido' "Cosi' ho affossato il processo"

Manganelli chiamato in causa: "Distorto il mio pensiero"

Colucci: "Il capo mi ha detto: quel pm e¨ un matto, dobbiamo fare fronte
comune"

MASSIMO CALANDRI

GENOVA - Perché i vertici della Polizia di Stato sarebbero pronti a tutto
pur di «vanificare» il più delicato fra i processi del G8? Che motivo
avrebbero di fare «fronte unico» contro i magistrati che indagano sul
blitz alla scuola Diaz, invece di collaborare all´accertamento della
verità ? Le centinaia di chiamate intercettate dalla procura di Genova, che
per mesi ha ascoltato le telefonate di alcuni super-poliziotti coinvolti
nelle inchieste sui fatti del 2001, rimandano sconcertanti scenari. Nelle
conversazioni via filo, testimoni ed imputati sembrano elaborare una
comune «strategia» difensiva. Violando alcune regole fondamentali del
diritto che uomini dello Stato dovrebbero conoscere meglio di tutti.
Chiacchierando tra di loro al cellulare, i funzionari tirano anche in
ballo l´allora capo della polizia Gianni De Gennaro e il suo vice Antonio
Manganelli che a luglio ne ha preso il posto. Le frasi sono raccolte nel
fascicolo giudiziario aperto su De Gennaro, Spartaco Mortola (all´epoca
del G8 capo della Digos genovese) e Francesco Colucci (ex questore della
città ). I primi due sono accusati di aver indotto il terzo a testimoniare
il falso, la richiesta di rinvio a giudizio è prevista entro Natale.
Il 3 maggio scorso, durante il processo ai 29 agenti e super-poliziotti,
testimonia Colucci. Che il 28 aprile racconta a uno degli imputati,
Spartaco Mortola, di avere appena incontrato Gianni De Gennaro. Spiega di
avergli parlato. E che a questo punto dovrà fare «marcia indietro». Il
questore parla, senza sapere di essere intercettato: «Il capo mi ha fatto
leggere le sue dichiarazioni ai pm, dice: "Tu devi... bisogna che tu
aggiusti un po´ il tiro sulla stampa". Però io non so... magari Zucca (uno
dei pm, ndr) si incazza...».
Il funzionario in aula cambia effettivamente versione rispetto a quanto
dichiarato in un interrogatorio dell´ottobre 2001. Nega che De Gennaro la
notte della Diaz gli abbia detto di avvisare il responsabile delle
pubbliche relazioni, Roberto Sgalla («Fu una mia iniziativa») e racconta
quanto gli ha suggerito lo stesso Mortola. Il giorno seguente, è al
telefono con un amico: «Alla grande, alla grande! Ho sbaragliato tutti! Il
capo mi ha ringraziato, i colleghi mi hanno ringraziato! Perché ho
vanificato il processo che sta facendo Zucca da sei anni su quelle sue
ipotesi del cazzo! (...) La soddisfazione del capo, non ti dico... sapessi
come mi ha ringraziato... ».
Ma il 22 maggio Colucci riceve un avviso di garanzia per falsa
testimonianza. È sbigottito, naturalmente non conosce gli elementi
oggettivi - le telefonate intercettate - nelle mani dei magistrati. L´ex
questore è stato convocato in procura. Preoccupato, chiede consiglio. Poi,
al cellulare: «Il capo mi ha detto di non presentarmi: andare da quel
magistrato significa essere massacrati, quello e¨ un matto, quello e¨ un
mascalzone... ».
Il 24 maggio e¨ ancora al telefono con Mortola, dice di aver parlato con De
Gennaro di promozioni. E aggiunge: «Manganelli stamattina m´ha detto:
dobbiamo dargli una bella botta a ‘sto magistrato, dice, mi ha accennato
che già qualcuno sta pigliando delle carte non proprio regolari». Il
riferimento è all´esposto presentato contro la procura per le presunte
eccessive spese sostenute nel corso delle indagini, tesi poi smentita -
conti alla mano - dagli stessi magistrati. Perché la parola d´ordine è
quella: «Il capo, Manganelli, tutti: mi hanno detto di fare fronte comune
per fronteggiare ‘sto magistrato». Secca, ieri sera, la reazione del capo
della polizia: «Ãˆ stato tradotto liberamente e con linguaggio
inappropriato la mia manifestazione di vicinanza e di affetto ad un
collega in difficoltà Â.

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