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01.12.07

Repubblica Genova G8, la sentenza prima di Natale le intercettazioni infiammano il processo

Repubblica Genova

I venticinque accusati di devastazione rischiano una condanna a 225 anni
di carcere

G8, la sentenza prima di Natale le intercettazioni infiammano il processo

Lo spray urticante usato da Canterini considerato dai giudici un´arma da
sparo

LA prima sentenza del G8 arriverà nella settimana che precede il Natale.
Ieri i pubblici ministeri Anna Canepa e Andrea Canciani, che sostengono
l´accusa contro i 25 accusati di aver devastato e saccheggiato Genova,
hanno annunciato che non replicheranno alle arringhe difensive.
Depositeranno invece una memoria, con ogni probabilità dopo l´intervento
dell´ultimo avvocato degli imputati, e cioè il 7 dicembre. Ci sono buone
ragioni per credere che il tribunale possa pronunciarsi in meno di due
settimane. Sono stati chiesti complessivamente 225 anni di carcere.
Nell´udienza di ieri gli imputati attraverso i loro legali si sono ancora
una volta difesi sostenendo che il corteo delle Tute Bianche fu assalito
senza motivo dalle forze dell´ordine.
Intorno alla stessa ora, in un´altra aula del tribunale, sono stati
ascoltati due testimoni nel procedimento a carico di Vincenzo Canterini,
che allora era il dirigente della Celere romana - protagonista dello
sciagurato blitz alla Diaz - e oggi con i gradi da questore è in servizio
a Bucarest, dove rappresenta la Polizia di Stato presso l´Interpol.
Canterini, nel 2001 più precisamente responsabile del VII Nucleo
Sperimentale Antisommossa del primo Reparto Mobile di Roma (sciolto poco
dopo il G8), difeso dall´avvocato Silvio Romanelli, deve rispondere di
lesioni e violenza privata. Il pm Francesco Cardona Alibi lo ritiene
responsabile di «urticazione degli occhi con conseguente temporaneo
accecamento» di tre no-global: sono Gianluca V., Marco V. e Nicola L.,
feriti dalla bomboletta spray di gas urticante Cs impugnata dal
vicequestore. Ieri è stata citata una sentenza della Cassazione del 2006,
secondo cui la bomboletta di gas urticante va equiparata ad una «arma da
sparo».
Continuano intanto le polemiche dopo la pubblicazione di alcune telefonate
tra funzionari di polizia coinvolti nell´irruzione alla scuola Diaz. La
procura ha intenzione di chiedere il rinvio a giudizio del prefetto Gianni
De Gennaro, di Francesco Colucci - che sei anni fa era questore di Genova
- e di Spartaco Mortola, allora capo della Digos del capoluogo ligure.
L´impressione è quella di una imbarazzante complicità tra imputati e
testimoni, ma anche di un totale disprezzo delle regole da parte di uomini
dello Stato. Parlano tutti i protagonisti in negativo di quel G8. Parla
anche Alessandro Perugini, che fu numero 2 della Digos, imputato per i
soprusi a Bolzaneto e per l´arresto di fronte alla questura - con calcione
diretto al viso ripreso e trasmesso in mondovisione - di un´adolescente:
«Quello andrebbe inculato», dice riferendosi a Lorenzo Murgolo,
funzionario in realtà uscito di scena dall´inchiesta Diaz. E Francesco
Gratteri, forse il più illustre dei 29 imputati per il blitz, dopo la
«marcia indietro» in aula chiama Colucci per complimentarsi: «E´ che
volevamo farti un saluto con Gilberto (Caldarozzi, un altro imputato).
Quando si dicono le cose e si dicono come giustamente e correttamente le
hai dette tu, allora è doveroso, diciamo, da parte nostra rendere omaggio,
come posso dire, alle persone per bene (...). Ti siamo...vicini e
riconoscenti...». Colucci ringrazia e parla del pm Enrico Zucca: «Lui
secondo me c´ha preso uno schiaffone da Manganelli. Ce n´ha preso un altro
da me». E Gratteri, soddisfatto: «Ma diciamo anche due». Ma c'e'¨ anche
Achille serra, ex prefetto di Roma e oggi commissario anticorruzione, che
chiama Colucci: «Hai salvato quel maiale schifoso, dice che De Gennaro ti
ha ringraziato».
(m. cal.)

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