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24.11.03

Repubblica: "Pestaggio Digos al G8, verbali falsi quel ragazzino non aveva fatto nulla"

da Repubblica

Genova, conclusa l´inchiesta su uno degli episodi simbolo della violenza della polizia durante le manifestazioni: due funzionari e 5 sottufficiali sotto accusa
"Pestaggio Digos al G8, verbali falsi quel ragazzino non aveva fatto nulla"
Le immagini del giovane picchiato con brutalità da un agente avevano impressionato
Tra le prove, oltre ai video Rai e Mediaset, anche un filmato girato dalla polizia scientifica
MASSIMO CALANDRI


GENOVA - Alla vigilia del primo processo per il G8 di Genova è lecito, inevitabile chiedersi: perché, nel luglio 2001, poliziotti e funzionari di grande esperienza e provate capacità professionali persero il controllo, lasciandosi prima andare ad una vergognosa violenza e truccando poi ignobilmente le carte? La Procura del capoluogo ligure ha appena concluso nella massima discrezione un´inchiesta, fino ad oggi sconosciuta, che rimanda in maniera drammatica a quella sul famigerato blitz delle forze dell´ordine nella scuola Diaz: ancora pestaggi, arresti illeciti e verbali fasulli per "giustificare" un´operazione. Due vice-questori e cinque sottufficiali dovranno ora rispondere di abuso d´ufficio, falso, calunnia, lesioni, minacce e percosse nei confronti di un gruppo di no-global.
Il giorno dopo la morte di Carlo Giuliani, quando trecentomila manifestanti marciavano contro il vertice internazionale, un pugno di poliziotti avrebbe picchiato e catturato "illegittimamente" davanti alla questura otto ragazzi. Due dei fermati, in manette, sarebbero stati intimiditi con una pistola puntata contro il volto. Più tardi, agenti e funzionari avrebbero costruito dei verbali ad hoc per rendere conto delle maniere brutali e degli arresti. E´ questa la ricostruzione fatta dal pm Francesco Cardona-Albini, che ha smontato la versione degli indagati grazie ad una serie di filmati e fotografie girati da cameramen Rai, Mediaset, e dalla stessa polizia scientifica della questura genovese. In ballo c´è uno degli episodi-simbolo del G8: l´aggressione ad un quindicenne, strattonato e preso a calci in faccia da uomini in divisa e borghese (tra di loro anche Alessandro Perugini, allora numero 2 della Digos), ridotto ad una maschera di sangue e trascinato via. Immagini che fecero il giro del mondo. Quel pomeriggio il ragazzino venne fermato insieme ad altre sette persone, e tutti furono accusati di resistenza a pubblico ufficiale, lesioni personali e lancio di oggetti pericolosi. Due anni e mezzo più tardi la Procura dei Minori ha definitivamente assolto il quindicenne, mentre il gip Annalisa Giacalone ha archiviato la posizione dei maggiorenni. Sono stati quei filmati a fare chiarezza in maniera inequivocabile: gli otto sono seduti a terra, le braccia alzate, sono i poliziotti a piombare su di loro. Grazie alle immagini i magistrati del tribunale genovese hanno giudicato "non attendibile" un commissario capo - testimone dell´operazione - che in un´annotazione ufficiale scriveva: "Nel mucchio di contestatori un giovane, poi identificato nel minore, lanciava pietre agli agenti". Tutto falso, ripetono i giudici.
E mentre i no-global venivano assolti, il pm Cardona-Albini concludeva le indagini preliminari su Spartaco Mortola, ex capo della Digos già indagato per i falsi verbali d´arresto dei 93 manifestanti della scuola Diaz (era il responsabile della perquisizione nell´istituto, durante la quale qualche poliziotto piazzò le due molotov fasulle), e su di Alessandro Perugini, coinvolto anche nell´inchiesta sui soprusi nella caserma di Bolzaneto. Degli altri cinque sotto accusa, tre sono investigatori della Digos genovese. Mortola non partecipò direttamente all´operazione davanti alla questura, ed in effetti la sua posizione risulta più sfumata: ma sono i suoi uomini a giurare che fu lui ad ordinare di "prendere" i manifestanti. Di minacce ed ingiuria deve rispondere solo il sovrintendente di polizia che minacciò due arrestati ("Vi sparo in faccia") puntandogli in faccia la pistola d´ordinanza.
La vicenda obbliga infine a due riflessioni. La prima è che con questi otto, raggiungono quasi quota centocinquanta - e cioè, oltre la metà del totale - gli arresti compiuti dalla polizia durante il G8 che il tribunale ha giudicato "illegittimi". La seconda è che la squadra della Digos agli ordini di Mortola e Perugini, a riprova della fiducia che in Procura questi uomini si erano guadagnata negli anni, è la stessa cui per alcuni mesi dopo il vertice furono affidate le indagini sulle violenze commesse in città dai black bloc.


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da lavoro Repubblica

LUNEDÌ, 24 NOVEMBRE 2003


Pagina III - Genova

GIUSTIZIA E VIOLENZA

Alla vigilia della prima udienza preliminare contro le 26 Tute Nere, nuove, pesantissime ipotesi di reato sui dirigenti Digos

In piazza come alla scuola Diaz

Le accuse: abuso d´ufficio, falso, calunnia. E minacce

L´inchiesta provoca molto imbarazzo nella Polizia: i no-global sono stati scagionati
Mortola, Perugini e cinque collaboratori chiamati a rispondere di nuovi, possibili reati

MASSIMO CALANDRI

SULLA conclusione delle indagini preliminari e il conseguente invio di avvisi agli indagati per il pestaggio e gli arresti illegali davanti alla questura, la Procura di Genova aveva mantenuto un comprensibile riserbo. Troppo ravvicinata la data del primo processo per i fatti del G8, meglio evitare di surriscaldare il clima. Le indicazioni sono state tuttavia disattese indirettamente dallo stesso Spartaco Mortola, che in una recente intervista ad un quotidiano confessava di attendersi nelle prossime ore una nuova comunicazione giudiziaria. E così è stato: l´ex capo della Digos genovese, difeso dall´avvocato Maurizio Mascia, già indagato per i fatti della Diaz, è ora sotto accusa insieme a quello che fu il suo braccio destro, Alessandro Perugini, e a cinque collaboratori. Per tutti l´accusa è di abuso d´ufficio, falso in atto pubblico, calunnia. Perugini ed un sovrintendente genovese devono rispondere anche di lesioni, così come l´agente milanese che con una manganellata avrebbe centrato il volto del quindicenne di Ostia picchiato a sangue. Il sottufficiale genovese di prima è anche indagato per minacce ed ingiuria: è lui quello che avrebbe puntato la pistola contro il volto di due fermati, gridando che gli avrebbe "sparato in faccia", deve rispondere anche di percosse e del reato di danneggiamento, per aver distrutto la macchina fotografica di uno degli arrestati. L´inchiesta gestita dal pm Francesco Cardona-Albini crea mille imbarazzi: perché gli otto no-global sono stati completamente assolti grazie ai filmati di Rai, Mediaset e della stessa polizia scientifica della questura, che hanno sbugiardato agenti e funzionari; perché la squadra della Digos genovese finita nei guai per aver redatto verbali fasulli allo scopo di "giustificare" le botte e le manette, è la stessa che nei mesi successivi al vertice condusse le indagini sulle violenze compiute a Genova dai Black Bloc. Indagini che furono compiute con la massima attenzione e attendibilità, come sempre hanno fatto quegli investigatori, premiati non a caso dalla piena fiducia da parte della Procura. E però, la circostanza finirà inevitabilmente per dare vita nuove a polemiche.Intanto il tribunale del capoluogo ligure si prepara all´appuntamento di domani mattina: prima udienza preliminare (la seconda è in programma mercoledì) per le 26 presunte Tute Nere accusate di devastazione, saccheggio e resistenza durante il vertice internazionale del luglio 2001. Sarà un palazzo di giustizia "blindato", nel timore di contestazioni e manifestazioni di solidarietà nei confronti degli indagati. Sono state convocate circa quattrocento parti lese, compresi i legali rappresentanti del Comune di Genova e dell´Amiu, più i ministeri dell´Interno, della Difesa e della Giustizia. I dintorni del tribunale saranno trasformati in una sorta di "zona pedonale", transennata, interdetta al traffico ed alla possibilità di posteggiare le auto. In caso di corteo saranno quindi presidiate da carabinieri e polizia le strade di accesso al palazzo di giustizia. All´interno ed all´esterno della struttura sarà potenziato il sistema di telecamere fisse. Alle udienze, in camera di consiglio, non potrà naturalmente accedere il pubblico e tantomeno i giornalisti, cui però dovrebbe essere riservata una sala. L´indagine sulle violenze di strada è gestita dai pm Anna Canepa ed Andrea Canciani, coordinati dal procuratore aggiunto Giancarlo Pellegrino. Per mesi hanno lavorato su migliaia di immagini, fotografie e filmati, oltre naturalmente che sui verbali di polizia e le testimonianze, per riuscire ad identificare i presunti manifestanti no-global responsabili delle violenze durante il G8. La loro richiesta di rinvio a giudizio nei confronti dei 26 indagati sarà valutata dal giudice per le udienze preliminari Roberto Fucigna. E´ possibile che il procedimento possa subire alcuni intoppi, rallentamenti se non addirittura rinvii ad altra sede, visto che tra le parti lese c´è appunto un magistrato genovese (gli incendiarono l´auto, una Audi) e che alcuni dei giudici potenzialmente coinvolti avevano già espresso una prima valutazione al momento dell´arresto degli indagati durante i disordini.

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