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06.01.04

Secolo xix: Anarco-insurrezionalisti e strategie investigative ora rispuntano i vecchi rapporti sui black bloc

dal secolo xix

Anarco-insurrezionalisti e strategie investigative ora rispuntano i vecchi
rapporti sui black bloc


Le cronache del summit romano raccontano del frettoloso arrivo al Viminale
dell'ufficiale di collegamento inglese, non appena si diffonde la notizia
della bomba numero tre della giornata, quella indirizzata all'eurodeputato
britannico Gary Titley. «Ne arriveranno altre - commenta quindi un
investigatore - e le misure di sicurezza devono essere aumentate. Nella
storia degli anarco-insurrezionalisti i plichi esplosivi giungono a ondate.
E sono sempre una decina».
Analisi. Approfondimenti. Il senso, dopo il vertice al Viminale, di
un'emergenza difficile da affrontare. Di una riunione «convocata in fretta
e furia». Forse tardivamente, dopo che le polizie e le procure europee per
troppo tempo hanno marciato in ordine sparso, faticando a intravedere lo
scenario transnazionale entro il quale si muovono, oggi, gli
insurrezionalisti. Quanto siamo vicini alla soluzione? «C'è l'ambiente, ci
sono i sospetti, le connessioni sono evidenti. Ma mancano le prove, c'è
ancora da lavorare», commenta ancora Martellino.
Se le task force, così come spesso le commissioni della politica, sono il
segno evidente di una difficoltà operativa, in questo momento appaiono come
l'unico modo per capire e affrontare il pericolo. Riaffiorano vecchie
carte. Si prova a intessere di nuovo le fila di un discorso mai interrotto.
Che parte dal G8 di Genova, che ha la chiave di volta in quel vertice dei
Grandi caratterizzato dagli scontri di piazza e dalle violenze.
«Eravamo a Genova, eravamo a Salonicco», scrive la Federazione anarchica
informale, che rivendica gli attentati bolognesi al presidente della
commissione Ue Romano Prodi. E, trascurate per quasi tre anni, rispuntano
dai cassetti antiche informative. Sono quelle che le intelligence delle
varie nazioni europee indirizzarono ai colleghi italiani in vista del G8.
Una mappatura precisa dei vari movimenti estremisti. Doveva, quel lavoro
preliminare, evitare gli incidenti, gli scontri, le devastazioni che invece
non furono arginati.
Rispunta anche, non a sorpresa, una pista nera che si potrebbe ricollegare
agli episodi più recenti. Sempre la rivendicazione degli attentati
bolognesi, firmata per la prima volta da quattro cellule che in precedenza
avevano sempre colpito in ordine sparso, recita: «Radicalmente avversi a
qualunque cancro marxista». Che è parola d'ordine dell'anarchismo più
radicale, ma che potrebbe celare l'ennesima saldatura. Quella tra i gruppi
dell'insurrezionalismo e le sigle, sempre in maggiore espansione, della
destra più oltranzista: antiglobalizzatrice e antieuropea.
Al G8 di Genova, spiegavano le informative dei servizi, era previsto
l'arrivo di seicento neonazisti, che si sarebbero mescolati ai
manifestanti. Cinquecento dall'Inghilterra, gli altri in ordine sparso
dalle altre nazioni. Quell'allarme lanciato prima del summit genovese è poi
svaporato, svanito, nelle polemiche che hanno accompagnato il dopo G8 e che
sono destinate a non sopirsi ancora per anni.
E' rimasto, però, agli atti, negli archivi. Così oggi gli inquirenti
europei riprendono tra le mani un lavoro apparentemente trascurato, se non
dimenticato, dopo i due giorni di guerriglia a Genova. «Dire
anarco-insurrezionalisti e dire black-bloc - insiste un investigatore - è
dire sostanzialmente la stessa cosa». Così via alle analisi; via al lavoro
della task-force europea guidata dall'Italia. Che potrebbe ora trovarsi di
fronte un nemico più forte del previsto: un'alleanza organica, strategica,
di tutte le forze che si oppongono all'Europa. Stavolta senza distinzione
di ideologia.
Marco Menduni

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