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17.11.08

secolo xix Canterini: «Non ci sto a fare l'unico capro espiatorio»


http://ilsecoloxix.ilsole24ore.com/genova/2008/11/12/1101879105904-domani-sentenza-diaz.shtml

Canterini: «Non ci sto a fare l'unico capro espiatorio»
14 novembre 2008| Emanuele Capone, Marcello Zinola, Matteo Indice


Le dichiarazioni del pm, del presidente del collegio giudicante, il
dispositivo della sentenza, le reazioni. È stata fatta giustizia? Scorri
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Nemmeno 24 ore e la polemica, lo scontro giudiziarioe politico riprende e
continua, se mai era terminato. Sabato alle 11 nel la sala S.Agostino di
Sarzano assemblea e conferenza pubblica sulla sentenza. Ma l'assoluzione
se divide il mondo politico e a sinistra porta Di Pietro sul banco degli
“accusati” (durante il governo Prodi disse no alla commissione di
inchiesta e un suo ex sottosegretario era stato in precedenza difensore di
uno dei principali imputati, incarico poi lasciato mentre era al governo,
oggi assolto), non porta serenità nella Polizia e nella magistratura.


Perché nella Polizia la diversificazione delle posizioni in seguito alla
sentenza potrebbe aprire la strada a quela reazione in sede di appello.
Con chi si trova ondannato e con la prescrizione quasi consumata, a
scegliere se decidere di lasciare perdere o andare nel merito, magari
aprendo qualche pagina non letta del libro del G8. Non va dimenticato
come, sette anni fa, tre giorni dopo la Diaz la “colpa” di Canterini,
comandante del Reparto mobile, promosso come tutti gli altri, fosse stata
portata su un piatto d’argento e come lo stesso Cnterini avesse subito
reagito facendo capire di non stare al gioco. Come reagirà oggi che
diventa il capo cattivo dei cattivi? Ricorrerà inappello e chiederà il
giudiio di merito, chiaro che non ci stia ad essere lo straccio più grosso
che è volato.

L’Anm e il Csm devonoi ntervenire a difesa dei giudici: nei prossimi 15
giorni del G8 2001 si tornerà a parlare nelle aule di giustizia con la
motivazione della sentenza di Bolzaneto e il 25 è fissata l’udienza
preliminare per l’ex capo della polizia Gianni De Gennaro, accusato di
aver ”inquinato” le acque dell’inchiesta sulla Diaz. Torna il capitolo
della «commissione d’inchiesta» che dia «una risposta politica» alla
domanda se vi fu «difetto nel funzionamento della democrazia» come dice il
sindaco di Genova Marta Vincenzi e sulla commissione esplodono vecchi
rancori e divisioni. La via giudiziaria di certo no è ancora esaurita. Lo
afferma il guardasigilli ombra Lanfranco Tenaglia che rispetta «con
l’amaro in bocca» la sentenza ed attende «i successivi gradi di giudizio».
L’annuncia il pm, che attende le motivazioni per stilarla «in punta di
diritto», ed anche Vincenzo Canterini (allora capo del VII reparto mobile
oggi addetto all’ambasciata italiana in Romania, condannato a quattro
anni), «amareggiato per essere diventato l’unico capro espiatorio con i
suoi uomini», dice «andrò fino in fondo per dimostrare che non c’entriamo
nulla».

LA PROTESTA
E già domani alle 11, sabato 15 novembre, nella Sala del museo
Sant’Agostino, in piazza Sarzano 35R si svolgerà un incontro pubblico dal
titolo: ”Genova G8, parola chiave: impunità ” Nel 2001 l’uccisione di Carlo
Giuliani e le violazioni dei diritti costituzionali. Nel 2008 le forze di
polizia sotto processo: i pesanti atti d’accusa dei pm, le condanne
cancellate dalla prescrizione, le assoluzioni, le “promozioni preventive”
degli imputati: ritratto di una democrazia ferita . Intervengono: Vittorio
Agnoletto, parlamentare europeo Giuliano Giuliani, Comitato Piazza Carlo
Giuliani Lorenzo Guadagnucci, Comitato Verità e Giustizia per Genova
Gilberto Pagani, presidente Avvocati europei democratici Giuliano Pisapia,
avvocato conduce: Mario Portanova, giornalista.

IL PM: SENTENZA PREVEDIBILE NEI PROCESSI CONTRO I POLIZIOTTI
«Affronteremo la questione di un eventuale appello una volta depositate le
motivazioni a sentenza. L’appello in tutti i casi sarà affrontato in punto
di diritto». Così Enrico Zucca, pm nel processo per i fatti della scuola
Diaz, il giorno dopo la sentenza che ha visto l’assoluzione dei vertici
della Polizia e la condanna degli uomini del Reparto Mobile sperimentale
antisommossa comandati da Vincenzo Canterini. L’appello dunque sarÃ
affrontato sul punto del diritto: «Aspetto questo - ha detto Zucca - che
mi sembra essere in parte trascurato». Il Pubblico Ministero è apparso
sereno e sorridente e ha parlato di una «attenzione e di un riconoscimento
inaspettato».
I pm Zucca e Albini Cardona

«Rispettiamo l’autorità della sentenza del Tribunale. Poi, dopo il
deposito delle motivazioni, dovremo riconoscerne l’autorevolezza». A chi
gli chiedeva un commento sulle reazioni del pubblico quando il Tribunale
ha pronunciato la parola «assolve», Zucca ha risposto: «È stata una
reazione da parte di taluni rispetto alla decisione presa. Noi abbiamo
cercato di dimostrare in aula che in genere non capita così». ha detto il
Pubblico Ministero riferendosi alla cosiddetta catena di comando. Secondo
Zucca, i giudici «hanno deciso diversamente». Zucca ha poi sottolineato
che non è vero che siano stati assolti i vertici. «Sono stati tutti
assolti dall’imputazione più grave (i falsi e gli arresti illegali, ndr) -
ha sottolineato Zucca -. E noi ricorreremo in appello quando leggeremo le
motivazioni». Zucca ha poi sottolineato che un risultato del genere è
«prevedibile nei processi contro i poliziotti, anche nel mondo ci sono
questi risultati». E infine, a chi gli chiedeva se ci sono state
pressioni, Zucca ha risposto con un sorriso ironico: «E chi lo dice? I
giornali non sono fonti attendibili».


IN MATTINATA IL GIUDICE BARONE, PRESIDENTE DEL COLLEGIO GIUDICANTE AVEVA
SPIEGATO COSI’ LA SENTENZA A RADIO 19, IL SECOLO XIXI E IL SECOLO XIX.IT

Gabrio Barone, giudice: «Possiamo condannare
solo in base alle prove» - ascolta da Radio19
«Capisco il risentimento di chi è stato picchiato, ma si dovrebbero prima
leggere gli atti e vedere le prove. Poi si può criticare». Il giorno dopo
la discussa sentenza sull’irruzione della polizia nella scuola Diaz
durante il G8 genovese del 2001 (più sotto, tutti i dettagli), Gabrio
Barone, giudice del tribunale di Genova, dà la sua versione dei fatti ai
microfoni del Tg5.

«Noi – prosegue Barone – possiamo condannare solo in base alle prove. Lo
dice il Codice: si condanna quando la responsabilità è accertata oltre
ogni ragionevole dubbio».

Anche per questo, Barone contesta quanto affermato da alcuni degli
avvocati di parte civile, cioè che la sentenza colpisca «solo in basso»
(non i vertici della polizia, cioè, ma solo gli agenti): la sentenza
«colpisce le persone su cui abbiamo ritenuto ci fossero prove di
responsabilità ».

Enrico Zucca, Pm: «Sentenza in gran parte
di assoluzione, ma aspettiamo le motivazioni» - ascolta da Radio19
«Affronteremo la questione di un eventuale appello una volta depositate le
motivazioni a sentenza. L’appello, in tutti i casi, sarà affrontato in
punta di diritto»: con queste parole, Enrico Zucca, Pm nel processo per i
fatti della scuola Diaz, parla della sentenza che ha visto l’assoluzione
dei vertici della polizia e la condanna degli uomini del reparto Mobile
sperimentale Antisommossa, comandati da Vincenzo Canterini. L’appello,
dunque, sarà affrontato in «punta di diritto» (sull’applicazione della
legge, cioè): «Aspetto, questo - ha detto Zucca - che mi sembra essere in
parte trascurato». Il pubblico ministero è apparso sereno e sorridente, e
ha parlato di una «attenzione e di un riconoscimento inaspettato».

La vicenda - Diaz, assolti i vertici di polizia
di Graziano Cetara e Matteo Indice
È forse il sospiro più lungo e pesante di tutta la vita, quello con il
quale il giudice Gabrio Barone, alle 21 di ieri sera, comincia a leggere
la sua sentenza «in nome del popolo italiano». Inizia dalle condanne,
saranno 13, per un totale di 35 anni e 7 mesi di reclusione per i pestaggi
e le molotov dello scandalo. Ma sono le assoluzioni degli altri 16
imputati che snocciolerà venti minuti più tardi, a dare il senso di tutto,
di 200 udienze, 7 anni di attesa da quella notte in cui la «democrazia fu
sospesa», per usare le parole di chi su quei fatti ha indagato, i pubblici
ministeri Francesco Albini Cardona ed Enrico Zucca; e agenti picchiarono
«persone inermi», le arrestarono in massa e sul loro conto accamparono
«prove inventate».

La polizia, incarnata dai suoi vertici, è stata assolta per l’irruzione
sanguinaria alla Diaz, il centro del Genoa Social Forum, l’ultima notte
del G8 genovese del luglio 2001. È questo che fa gridare le giovani
vittime di quel blitz «Vergogna! Vergogna!» quando l’ultima parola della
giustizia è stata appena pronunciata nel silenzio assordante dell’aula.

Assolti i «generali», scesi sul campo insieme alla «truppa». Francesco
Gratteri, ex capo dello Sco, ora direttore del dipartimento Anticrimine.
Giovanni Luperi, ex vicedirettore dell’Ucigos, ora vertice dell’organismo
che ha sostituito il Sisde, il servizio segreto civile. Assolto Gilberto
Caldarozzi, ex vice direttore e ora capo del Servizio centrale operativo,
l’uomo che sovrintese all’arresto del boss mafioso Bernardo Provenzano.
Non venne da loro l’ordine che mosse i manganelli impugnati al contrario,
per spaccare teste e braccia, squarciare visi e insanguinare la palestra
dell’istituto. Non commisero né calunnia, né falso ideologico, né arresti
illegali. Per quei fatti la condanna più pesante, a 4 anni di reclusione,
è per Vincenzo Canterini, il funzionario che dirigeva il reparto mobile di
Roma, quello dei celerini con il foulard sul viso e i corpetti corazzati,
che entrarono e fecero la «macelleria messicana»: lo disse Michelangelo
Fournier, condannato a 2 anni. È, quest’ultimo, il graduato che provò a
fermare la mattanza gridando «Basta! Basta!», l’unico poliziotto che ha
pagato in prima persona per quei fatti, giocandosi la carriera. Assolti
tutti gli agenti e i funzionari che firmarono i verbali di arresto e di
sequestro delle presunte prove. In particolare Nando Dominici (l’ex capo
della squadra mobile di Genova), Spartaco Mortola (il dirigente della
Digos del capoluogo ligure, oggi vicario a Torino) e Carlo Di Sarro (ex
numero tre della Digos ora al commissariato di Rapallo). Erano accusati di
falso ideologico, calunnia e arresto illegale. Assolto Salvatore Gava,
protagonista insieme al collega Luigi Fazio dell’irruzione “sbagliata”
nella scuola di fronte, il centro stampa del Genoa Social Forum. Per
questo episodio, e in particolare per una singola manganellata, il solo
Fazio è stato condannato a un mese.

Le uniche condanne riguardano ciò che nessuna interpretazione delle
immagini e dei filmati e delle testimonianze è mai riuscita a mettere in
dubbio in questi anni: i pestaggi all’interno della Diaz, che hanno
terrorizzato ragazzi sorpresi nel sonno, presi a manganellate, insultati,
disprezzati. Per le lesioni sono stati condannati il capo dei celerini,
Canterini, a quattro anni. La pena più alta. Tre anni la pena per i suoi
uomini, almeno quelli che la procura è riuscita a identificare nonostante
«l’ostruzionismo della polizia»: Fabrizio Basili, Ciro Tucci, Carlo
Lucaroni, Emiliano Zaccaria, Angelo Cenni, Fabrizio Ledoti, Pietro
Stranieri e Vincenzo Compagnone. Il giallo della coltellata da cui tutto
partì, quella all’agente Massimo Nucera, si è concluso con l’assoluzione.
Quello delle false molotov è costato a Pietro Troiani e Michele Burgio
condanne rispettivamente a 3 anni e 2 anni e sei mesi.

Nessuno dei condannati andrà in carcere, nessuno sarà interdetto, nei
fatti, dai pubblici uffici. In appello, per tutti e per la quasi totalitÃ
delle accuse, calerà la scure della prescrizione. Rimarrà l’obbligo del
risarcimento dei danni: 800 mila euro in tutto da dividere fra una
novantina di persone, escluso il Genoa Social Forum. Il giornalista
inglese Mark Covell, quasi ucciso all’ingresso della Diaz, prenderÃ
quattromila euro solo per essere stato «calunniato» dagli agenti.
L’inchiesta per il suo tentato omicidio non è arrivata all’identificazione
degli aggressori che lo lasciarono a terra agonizzante, sulla soglia della
scuola: «Lo Stato italiano ha coperto i veri massacratori», ha detto al
termine del processo, frenando le ultime lacrime. «Questa è la fine della
Costituzione» la frase di Arnaldo Cestaro, massacrato a sessant’anni
(fratture alle gambe) e risarcito con 12 mila euro. Lena Zuhlke, la
ragazza con i capelli rasta ritratta allora agonizzante sulla barella
fuori dai cancelli (è nelle foto in alto insieme a un altro noglobal
mentre aspetta la sentenza), si associa alle parole degli amici che
provano a leggere un comunicato scritto a penna: «Adesso sanno di godere
della totale impuntità ».

Escono i pubblici ministeri, intanto, affiancati a nome del procuratore
capo (assente) dall’aggiunto Vincenzo Calia, e scelgono la strada d’un
silenzio carico di sguardi inespressivi e occhi lucidi, per l’emozione e
lo scoramento, interrotti solo dagli abbracci di molti colleghi. Enrico
Zucca sta per sussurrare qualcosa, quando un altro pm, con un cenno, gli
fa capire che per stasera è meglio di no. Emozioni opposte sono quelle
degli avvocati difensori: «È sconfitto il teorema della procura», commenta
a caldo Alfredo Biondi, legale di Troiani e Fabbrocini. E insiste: «È
comunque una sconfitta dell’accusa». Marco Corini, che ha assistito
Francesco Gratteri (oggi di fatto numero tre della polizia) sorride: «Il
processo ha dimostrato il fallimento del teorema che voleva una sorta di
complotto», mentre Piergiovanni Iunca - legale di Spartaco Mortola - fa sì
con la testa: «È la fine di una gogna mediatica». Silvio Romanelli,
l’avvocato dei “picchiatori”, parla invece di «sentenza sorprendente».

Alle undici di sera il palazzo di giustizia è sbarrato, solo i camion
delle tv e qualche “reduce” riempiono la strada davanti. Sette anni dopo
sono svaniti il sangue, le grida, il rumore degli elicotteri e della
folla. Adesso piove, e c’è semplicemente buio.

CONDANNE E ASSOLUZIONI
Francesco Gratteri e Giovanni Luperi, i superfunzionari al vertice della
catena di comando
Il Pm aveva chiesto 4 anni e 6 mesi - ASSOLTI

Gilberto Caldarozzi, oggi capo del Servizio centrale operativo e
protagonista della cattura di Provenzano, accusato di falsificazioni dei
verbali
La richiesta era di 4 anni e sei mesi - ASSOLTO

Filippo Ferri , Massimiliano Di Bernardini, Fabio Ciccimarra, Nando
Dominici, Spartaco Mortola e Carlo Di Sarro (erano accusati a vario titolo
di aver falsificato i verbali)
Per tutti erano stati chiesti 4 anni e 6 mesi - ASSOLTI

Massimo Mazzoni, Renzo Cerchi e Davide Di Novi (anche loro accusati di
falsi verbali)
La richiesta era di 4 anni - ASSOLTI

Vincenzo Canterini (era il comandante del Reparto mobile di Roma che fece
irruzione per primo nell’istituto)
I Ppm avevano chiesto 4 anni e 6 mesi - CONDANNA A 4 ANNI

Michelangelo Fournier (all’epoca vice di Canterini) è stato CONDANNATO A 2
ANNI

Fabrizio Basili, Ciro Tucci, Carlo Lucaroni, Emiliano Zaccaria, Angelo
Cenni, Fabrizio Ledoti, Pietro Stranieri, Vincenzo Compagnone (erano i
sottoposti di Canterini, a loro volta con il grado di capisquadra nel
gruppo che entrò nella scuola)
La richiesta era di 3 anni e 6 mesi - CONDANNA DI 3 ANNI

Massimo Nucera, l’agente che dichiarò falsamente di aver ricevuto una
coltellata, Maurizio Panzieri, coinvolto nella stessa vicenda
Per entrambi la richiesta era di 4 anni - ASSOLTI

Pietro Troiani (per aver introdotto le molotov nella scuola)
richiesta di 5 anni - CONDANNA DI 3 ANNI

Michele Burgio (anche lui accusato di aver trasportato le bottiglie
incendiarie)
Richiesta di 4 anni - CONDANNA DI 2,6 ANNI

Salvatore Gava (per l’irruzione nell’edificio di fronte alla “Diaz”, dove
aveva sede la redazione di Indymedia)
Richiesta di 4 anni - ASSOLTO

Luigi Fazio, stesso addebito
Per lui erano stati chiesti 3 mesi - CONDANNA DI 1 MESE

ASSOLTO come previsto Alfredo Fabbrocini (gli stessi Pm lo avevano
richiesto in quanto si è stabilita la sua estraneità ai fatti), anche lui
inizialmente accusato del blitz “sbagliato” nella sede di Indymedia

TOTALE DELLE PENE: 35 anni e 7 mesi a fronte dei quasi 109 chiesti
dall’accusa
[Le proteste dopo la lettura della sentenza


POLITICI LIGURI DIVISA DALLA SENTENZA DIAZ

Commenti contrastanti degli esponenti politici genovesi e liguri sulla
sentenza per i fatti della scuola Diaz . Una sentenza arrivata troppo
tardi e che «non placa la fame di verità e giustizia», secondo il
presidente della Regione Liguria, Claudio Burlando. «È stato accertato -
spiega Burlando - che sono stati commessi dei gravi reati contro cittadini
inermi italiani e stranieri che non avevano nessuna colpa, mi chiedo come
sia possibile che un evento della gravità come quello della scuola Diaz
sia avvenuto senza indicazioni da parte dei superiori o quanto meno senza
il necessario controllo degli eventi». Il sindaco Marta Vincenzi ritiene
che sia «necessaria una commissione d’inchiesta» perché la sentenza, per
quanto abbia consentito di fare passi avanti nella ricostruzione della
vicenda, «lascia ancora delle domande senza risposta». I Verdi liguri «non
nascondono il profondo disagio per una pronuncia che lascia ampie zone
d’ombra rispetto alle responsabilità dei brutali pestaggi avvenuti nella
notte del 21 luglio 2001 a Genova». Per Cristina Morelli e Carlo Vasconi
presidente e consigliere regionale dei Verdi liguri, «forse i giudici non
hanno avuto il coraggio di chiarire le responsabilità dei vertici delle
forze dell’ordine». La Cgil genovese definisce la sentenza «sconcertante e
preoccupante, vista la piena assoluzione dei vertici della polizia
presenti e responsabili delle azioni commesse dai loro sottoposti e che
hanno ostacolato la ricostruzione della verita». «Smentita la tesi del
complotto, la magistratura riconduce a verita´ e giustizia i fatti di
Genova presso la scuola Diaz» è il commento di Roberto Cassinelli,
deputato genovese di Forza Italia. Cassinelli ribadisce che «la
responsabilità penale è individuale» e sottolinea che «è stata restituita
alle forze di polizia e ai loro dirigenti la dignità che meritano nel loro
difficile compito al servizio di tutti i cittadini”. Secondo il capogruppo
regionale di An, Gianni Plinio, «viene miseramente a cadere una ignobile
montatura messa in atto dall’ultrasinistra per criminalizzare la polizia
italiana che, invece, è sana. Non esisteva alcun grande vecchio e nessun
complotto. Le sentenze confermano quello che videro con i loro occhi i
genovesi, e cioè che gli aggressori furono i no global violenti che misero
a ferro e fuoco la città mentre gli aggrediti furono gli agenti delle
forze dell’ordine che cercavano di difenderla».

COMMISSIONE DI INCHIESTA
GASPARRI: SCORDATEVELA

«A quanti chiedono una Commissione parlamentare d’inchiesta sui fatti del
G8 di Genova diciamo fin d’ora che questa Commissione non ci sarà , perché
non avrà mai i voti della maggioranza». Lo dichiara il presidente del Pdl
al Senato, Maurizio Gasparri anticipando il giudizio diffuso di tutto il
centro destra.

FERRERO, PRC ATTACCA DI PIETRO
«La sentenza arrivata ieri sera sulla mattanza avvenuta alla scuola Diaz
nei giorni del G8 di Genova nel 2001 è vergognosa - dice il segretario del
Prc Paolo Ferrero - anche perché ieri è successa una cosa non casuale:
come al solito, in Italia si condanna la bassa manovalanza e non i
mandanti di un tragico episodio. Si tratta di una sentenza vergognosa,
drammaticamente in linea con quanto successo con altre stragi che hanno
insanguinato la storia del nostro Paese e che sono rimaste impunite».
Quanto ad una commissione di inchiesta ipotizzata oggi anche dal partito
di Antonio Di Pietro, l’Idv nel caso in cui, anche in appello,venisse
confermata la sentenza arrivata ieri sera, Ferrero ha osservato: «Anche
qui ci sono parecchi sepolcri imbiancati. Quando l’Unione era maggioranza
e noi la proponemmo non si fece per colpa delle resistenze di Di Pietro e
di parti del Pd».

CSM: TUTELARE GIUDICI DEL TRIBUNALE DEL CASO DIAZ
Al Csm sarà chiesta l’apertura di una pratica a tutela dei giudici di
Genova che hanno pronunciato la sentenza sulle violenze alla scuola Diaz
avvenute nei giorni del G8. Ad annunciare l’iniziativa è il consigliere
del Csm, Fabio Roia, che fa sapere che se ne farà promotore insieme ad
altri colleghi. «Anche la decisione di Genova, come quella della
Cassazione, è oggetto di pesanti attacchi - dice Roia - che esulano da
legittimo e doveroso diritto di critica verso tutte le decisioni
dell’autorità giudiziaria, per debordare in attacchi denigratori e
strumentali, utilizzati anche per dibattiti politici che nulla c’entrano
con l’esercizio della giurisdizione». Proprio per questo, aggiunge il
consigliere, «è auspicabile che il Consiglio intervenga anche per tutelare
i magistrati di Genova che hanno assunto la decisione sui gravi fatti alla
scuola Diaz. Per questo mi farò promotore insieme ad altri consiglieri
dell’apertura di una pratica a tutela dell’autonomia e dell’indipendenza
delle decisioni giudiziarie».

LETIZIA, FUNZIONARI POLIZIA. CANCELLATO PREGIUDIZIO SU POLIZIA
La sentenza emessa ieri dal tribunale di Genova sui fattio avvenuti alla
Diaz nel luglio del 2001 ha «ricostruito una verità processuale, ma ha
lasciato aperti interrogativi sulla gestione complessiva dell’evento». E’
quanto afferma il segretario nazionale dell’Associazione funzionari di
polizia (Anfp), Enzo Letizia. «Se infatti - osserva Letizia - da una parte
con questa sentenza si sancisce che era infondato il pregiudizio della
magistratura inquirente genovese nei confronti della polizia di Stato
d’altra parte la realtà processuale non appare esaustiva a chiarire i
motivi che hanno determinato gravi errori che dovevano essere evitati». La
vicenda del G8 nel suo complesso deve «rappresentare per il futuro un
monito affinché non si ripetano condizioni come quelle che hanno prodotto
violenza, laddove doveva esserci tutela e sicurezza per tutti». «Dispiace
che in questi anni - conclude il segretario dell’Anfp - si sia assistito
ad un autentico stillicidio nei confronti della polizia di Stato che in
Italia rappresenta invece un baluardo insostituibile di democrazia e di
difesa dei diritti umani. Ciò non toglie che il ministero dell’Interno
deve fare il massimo sforzo per formare il personale affinché nessuno sia
più impreparato ad affrontare la piazza. Per Giovanni Aliquò, presidente
del collegio Probiviri dell’Associazione nazionale funzionari di Polizia,
la sentenza sui fatti di Genova nella scuola Diaz «fa sicuramente
giustizia di un preconcetto della Procura della Repubblica sull’intera
istituzione». Il dirigente di polizia, presente a Genova nei giorni del G8
`incriminato´, sottolinea che il pronunciamento dei giudici «sgombra un
generalismo accusatorio per arrivare ad individuare delle responsabilitÃ
penali che sono individuali e di un numero circoscritto di persone».
Aliquò ammette che all’origine delle accuse «non esistono equivoci: da una
parte esiste un pregiudizio nei confronti della polizia nel suo insieme,
un preconcetto che è ancora latente in certa sinistra che non sa guardare
le forze di polizia come una risorsa a disposizione della collettivitÃ
senza distinzione di colori. Dall’altra nasce da una fallimentare gestione
dei servizi di ordine pubblico che può aver alimentato il pregiudizio».

TENAGLIA, PD: RISPETTIAMO SENTENZA CON AMARO IN BOCCA

Rispetto per la decisione della magistratura, sia pure con «l’amaro in
bocca». È il sentimento espresso dal ministro ombra del Pd Lanfranco
Tenaglia, all’indomani della sentenza sui fatti della scuola Diaz, al G8
di Genova del 2001, che ha assolto i vertici della polizia. «Le sentenze
della magistratura si rispettano - ha detto Tenaglia - e anche in questo
caso credo che i giudici abbiano fatto il loro dovere. Vedremo nei
successivi gradi di giudizio. La vicenda ha lasciato tanti sconcertati in
questo paese perché ha dimostrato che c’erano dei punti oscuri
nell’operato delle forze dell’ordine, ma quando la magistratura si
pronuncia bisogna fare un passo indietro e aspettare l’accertamento
giudiziario pieno. In questo momento un certo amaro in bocca c’è per la
decisione, ma la rispettiamo come abbiamo sempre fatto, anche quando non
capiamo fino in fondo. Aspettiamo di leggere le motivazioni».

CICCHITTO, SENTENZA GENOVA EQUILIBRATA
«La sentenza del tribunale di Genova è equilibrata e segue il principio
che la responsabilità penale è personale. A Genova si verificarono i
seguenti fatti: l’obiettivo del governo e della direzione delle forze
dell’ordine era quello di far svolgere pacificamente il G8 e le
manifestazioni di protesta: non ci fu nessun disegno né da parte del
governo, né del vertice della polizia di realizzare operazioni repressive
ed autoritarie; nella zona definita gialla c’erano in campo circa
cinquemila guerriglieri che praticarono in più occasioni la guerriglia
urbana contro le forze dell’ordine e contro l’assetto urbano della città ;
in parte le forze dell’ordine furono prese alla sprovvista da questo
assalto e alcuni reparti furono dislocati in modo sbagliato e inadeguato;
alla Diaz, come del resto a Barbaceto, ci furono gravi errori di reparti o
di singoli appartenenti alle forze dell’ordine che vanno perseguiti
secondo i principi dello stato di diritto, come ha fatto questa sentenza».
Lo afferma Fabrizio Cicchitto, presidente dei deputati del Pd.

GIORNALISTI, FNSI E ASSOCIAZIONE LIGURE DEIGIORNALISTI: RIMANGONO I BUCHI
NERI DELLA VERITÀ, SENTENZA IN CHIAROSCURO.
«Sette anni dopo il G8 la sentenza sull’irruzione alla scuola Diaz dove
vennero pestati e arrestati anche 5 giornalisti (due freelance tedesche,
uno inglese ridotto in fin di vita e il collega italiano Lorenzo
Guadagnucci) chiude (giudiziariamente con il giudizio di primo grado) i
processi più importanti sul luglio 2001. Le sentenze si rispettano, si
appellano, ma possono essere discusse. Quella emessa giovedì sera a Genova
è una sentenza che, per così dire, fa “volare gli stracci”. Condannato il
capo del reparto mobile di Roma, figure di secondo piano, singoli agenti.
Assolti i vertici della polizia. Le motivazioni della sentenza chiariranno
il percorso giuridico e fattuale compiuto dai giudici del Tribunale, ma
dopo le sentenze sulla morte di Carlo Giuliani, sul caso (parziale) del
cosiddetto Blocco Nero (nessun vero black bloc venne arrestato, né è stato
mai chiarito il ruolo di presunti o veri agenti provocatori nei cortei),
per gli incidenti di piazza, quella per gli abusi nel carcere provvisorio
di Bolzaneto, anche quella sul caso Diaz lascia irrisolti molti
interrogativi. Su chi decise al vertice quell’irruzione, chi autorizzò
tali e tanti abusi e violenze, chi decise la lunga opera di
disinformazione a partire dalla notte della Diaz con la diffusione di
notizie palesemente false, conferenze stampa in cui tra i corpi di reato
vennero esibite anche le pettorine gialle dei giornalisti e dove era
vietato porre domande, sul perché i vertici della polizia italiana erano
presenti all’esterno della scuola. Rimarranno senza risposta le 300
segnalazioni raccolte dai legali sugli abusi e violenze di strada, fatti
senza responsabili e comunque avviati (come le imputazioni per i processi
celebrati) verso la prescrizione prima ancora dei giudizi di appello. Il
sindacato giornalisti e l’Ordine (la Fnsi, l’Associazione Ligure dei
Giornalisti e l’Ordine della Liguria) furono i primi, poche ore dopo
l’irruzione, a portare alla Procura di Genova due colleghi-testimoni dei
fatti e un dossier con foto e filmati relativi sia alle violenze di piazza
(di forze dell’ordine e di manifestanti) sia alla drammatica vicenda della
Diaz dove tutti gli arrestati e feriti vennero poi completamente assolti
con sentenza definitiva. Sin dal primo giorno, con i colleghi (come
Lorenzo Guadagnucci autore di una costante e documentata
controinformazione su quelle vicende) il sindacato è stato al fianco dei
giornalisti e di chi cercava “verità e giustizia”, non vendetta, per
tutelare anche e soprattutto il diritto dovere a fare e ricevere
informazione, prima, durante e dopo i giorni in cui il confine della
democrazia venne calpestato a Genova. Da chi scelse la violenza tra i
manifestanti e tra chi, in divisa, aveva il dovere di difendere e
prevenire la violenza, e non praticarla. Soprattutto in situazioni come
quella del carcere provvisorio di Bolzaneto e durante la perquisizione
(“un’operazione di macelleria messicana” la definì deponendo al processo
il funzionario di polizia Michelangelo Fournier) diventata una mattanza
documentata da video, foto, indagini con il goffo tentativo di depistaggio
di fronte a taccuini e telecamere, del portavoce del ministero degli
interni che definì il sangue sui muri come “tracce di tubetti di pomodoro”
o i feriti come “esito degli scontri di piazza”. Sette anni dopo (l’Fnsi
venne ammessa come parte civile nel procedimento) la sentenza Diaz lascia
aperti tutti gli interrogativi, con le responsabilità politiche dei
diversi governi succedutisi e di chi a parole chiedeva una commissione di
inchiesta, salvo poi non operare perché questa si facesse. L’Fnsi la
chiese e sostenne sia con i governi di centrodestra sia di centrosinistra,
inascoltata come molti altri. Sette anni dopo l’impegno e le iniziative
della Fnsi e della Ligure non si fermeranno. Per chiedere “verità e
giustizia”, non vendetta per continuare a informare su quei giorni. Sette
anni dopo le pressioni, le minacce, le denunce contro chi ha fatto
informazione, svelato retroscena, scoperto atti e documenti. Su questi
temi la Fnsi e l’Associazione Stampa Ligure organizzeranno una conferenza
stampa nei prossimi giorni”.


PM, SOLO DOPO MOTIVAZIONI AUTOREVOLEZZA SENTENZA (ANSA) - GENOVA, 14 NOV –
«Affronteremo la questione di un eventuale appello una volta depositate le
motivazioni a sentenza. L’appello in tutti i casi sarà affrontato in punto
di diritto». Così Enrico Zucca, pm nel processo per i fatti della scuola
Diaz, il giorno dopo la sentenza che ha visto l’assoluzione dei vertici
della Polizia e la condanna degli uomini del Reparto Mobile sperimentale
antisommossa comandati da Vincenzo Canterini. L’appello dunque sarÃ
affrontato un punto di diritto: «Aspetto questo - ha detto Zucca - che mi
sembra essere in parte trascurato». Il Pubblico Ministero è apparso sereno
e sorridente e ha parlato di una «attenzione e di un riconoscimento
inaspettato». «Rispettiamo l’autorità della sentenza del Tribunale. Poi,
dopo il deposito delle motivazioni, dovremo riconoscerne l’autorevolezza».
Lo ha detto il Pubblico Ministero del processo ai 29 poliziotti per i
fatti della scuola Diaz durante il G8 di Genova, Enrico Zucca, ai
giornalisti che si sono raccolti nel suo ufficio. A chi gli chiedeva un
commento sulle reazioni del pubblico quando il Tribunale ha pronunciato la
parola «assolve», Zucca ha risposto: «È stata una reazione da parte di
taluni rispetto alla decisione presa. Noi abbiamo cercato di dimostrare in
aula che in genere non capita cosi»` ha detto il Pubblico Ministero
riferendosi alla cosiddetta ´catena di comandò. Secondo Zucca, i giudici
«hanno deciso diversamente». Zucca ha poi sottolineato che non è vero che
siano stati assolti i vertici. «Sono stati tutti assolti dall’imputazione
più grave - ha sottolineato Zucca -. E noi ricorreremo in appello quando
leggeremo le motivazioni». Zucca ha poi sottolineato che un risultato del
genere è «prevedibile nei processi contro i poliziotti, anche nel mondo ci
sono questi risultati». E infine, a chi gli chiedeva se ci sono state
pressioni, Zucca ha risposto «e chi gliela detto? I giornali non sono
fonti attendibili».


IN MATTINATA IL GIUDICE BARONE, PRESIDENTE DEL COLLEGIO GIUDICANTE AVEVA
SPIEGATO COSI’ LA SENTENZA A RADIO 19, IL SECOLO XIXI E IL SECOLO XIX.IT

Gabrio Barone, giudice: «Possiamo condannare
solo in base alle prove» - ascolta da Radio19
«Capisco il risentimento di chi è stato picchiato, ma si dovrebbero prima
leggere gli atti e vedere le prove. Poi si può criticare». Il giorno dopo
la discussa sentenza sull’irruzione della polizia nella scuola Diaz
durante il G8 genovese del 2001 (più sotto, tutti i dettagli), Gabrio
Barone, giudice del tribunale di Genova, dà la sua versione dei fatti ai
microfoni del Tg5.

«Noi – prosegue Barone – possiamo condannare solo in base alle prove. Lo
dice il Codice: si condanna quando la responsabilità è accertata oltre
ogni ragionevole dubbio».

Anche per questo, Barone contesta quanto affermato da alcuni degli
avvocati di parte civile, cioè che la sentenza colpisca «solo in basso»
(non i vertici della polizia, cioè, ma solo gli agenti): la sentenza
«colpisce le persone su cui abbiamo ritenuto ci fossero prove di
responsabilità ».

Enrico Zucca, Pm: «Sentenza in gran parte
di assoluzione, ma aspettiamo le motivazioni» - ascolta da Radio19
«Affronteremo la questione di un eventuale appello una volta depositate le
motivazioni a sentenza. L’appello, in tutti i casi, sarà affrontato in
punta di diritto»: con queste parole, Enrico Zucca, Pm nel processo per i
fatti della scuola Diaz, parla della sentenza che ha visto l’assoluzione
dei vertici della polizia e la condanna degli uomini del reparto Mobile
sperimentale Antisommossa, comandati da Vincenzo Canterini. L’appello,
dunque, sarà affrontato in «punta di diritto» (sull’applicazione della
legge, cioè): «Aspetto, questo - ha detto Zucca - che mi sembra essere in
parte trascurato». Il pubblico ministero è apparso sereno e sorridente, e
ha parlato di una «attenzione e di un riconoscimento inaspettato».

La vicenda - Diaz, assolti i vertici di polizia
di Graziano Cetara e Matteo Indice
È forse il sospiro più lungo e pesante di tutta la vita, quello con il
quale il giudice Gabrio Barone, alle 21 di ieri sera, comincia a leggere
la sua sentenza «in nome del popolo italiano». Inizia dalle condanne,
saranno 13, per un totale di 35 anni e 7 mesi di reclusione per i pestaggi
e le molotov dello scandalo. Ma sono le assoluzioni degli altri 16
imputati che snocciolerà venti minuti più tardi, a dare il senso di tutto,
di 200 udienze, 7 anni di attesa da quella notte in cui la «democrazia fu
sospesa», per usare le parole di chi su quei fatti ha indagato, i pubblici
ministeri Francesco Albini Cardona ed Enrico Zucca; e agenti picchiarono
«persone inermi», le arrestarono in massa e sul loro conto accamparono
«prove inventate».

La polizia, incarnata dai suoi vertici, è stata assolta per l’irruzione
sanguinaria alla Diaz, il centro del Genoa Social Forum, l’ultima notte
del G8 genovese del luglio 2001. È questo che fa gridare le giovani
vittime di quel blitz «Vergogna! Vergogna!» quando l’ultima parola della
giustizia è stata appena pronunciata nel silenzio assordante dell’aula.

Assolti i «generali», scesi sul campo insieme alla «truppa». Francesco
Gratteri, ex capo dello Sco, ora direttore del dipartimento Anticrimine.
Giovanni Luperi, ex vicedirettore dell’Ucigos, ora vertice dell’organismo
che ha sostituito il Sisde, il servizio segreto civile. Assolto Gilberto
Caldarozzi, ex vice direttore e ora capo del Servizio centrale operativo,
l’uomo che sovrintese all’arresto del boss mafioso Bernardo Provenzano.
Non venne da loro l’ordine che mosse i manganelli impugnati al contrario,
per spaccare teste e braccia, squarciare visi e insanguinare la palestra
dell’istituto. Non commisero né calunnia, né falso ideologico, né arresti
illegali. Per quei fatti la condanna più pesante, a 4 anni di reclusione,
è per Vincenzo Canterini, il funzionario che dirigeva il reparto mobile di
Roma, quello dei celerini con il foulard sul viso e i corpetti corazzati,
che entrarono e fecero la «macelleria messicana»: lo disse Michelangelo
Fournier, condannato a 2 anni. È, quest’ultimo, il graduato che provò a
fermare la mattanza gridando «Basta! Basta!», l’unico poliziotto che ha
pagato in prima persona per quei fatti, giocandosi la carriera. Assolti
tutti gli agenti e i funzionari che firmarono i verbali di arresto e di
sequestro delle presunte prove. In particolare Nando Dominici (l’ex capo
della squadra mobile di Genova), Spartaco Mortola (il dirigente della
Digos del capoluogo ligure, oggi vicario a Torino) e Carlo Di Sarro (ex
numero tre della Digos ora al commissariato di Rapallo). Erano accusati di
falso ideologico, calunnia e arresto illegale. Assolto Salvatore Gava,
protagonista insieme al collega Luigi Fazio dell’irruzione “sbagliata”
nella scuola di fronte, il centro stampa del Genoa Social Forum. Per
questo episodio, e in particolare per una singola manganellata, il solo
Fazio è stato condannato a un mese.

Le uniche condanne riguardano ciò che nessuna interpretazione delle
immagini e dei filmati e delle testimonianze è mai riuscita a mettere in
dubbio in questi anni: i pestaggi all’interno della Diaz, che hanno
terrorizzato ragazzi sorpresi nel sonno, presi a manganellate, insultati,
disprezzati. Per le lesioni sono stati condannati il capo dei celerini,
Canterini, a quattro anni. La pena più alta. Tre anni la pena per i suoi
uomini, almeno quelli che la procura è riuscita a identificare nonostante
«l’ostruzionismo della polizia»: Fabrizio Basili, Ciro Tucci, Carlo
Lucaroni, Emiliano Zaccaria, Angelo Cenni, Fabrizio Ledoti, Pietro
Stranieri e Vincenzo Compagnone. Il giallo della coltellata da cui tutto
partì, quella all’agente Massimo Nucera, si è concluso con l’assoluzione.
Quello delle false molotov è costato a Pietro Troiani e Michele Burgio
condanne rispettivamente a 3 anni e 2 anni e sei mesi.

Nessuno dei condannati andrà in carcere, nessuno sarà interdetto, nei
fatti, dai pubblici uffici. In appello, per tutti e per la quasi totalitÃ
delle accuse, calerà la scure della prescrizione. Rimarrà l’obbligo del
risarcimento dei danni: 800 mila euro in tutto da dividere fra una
novantina di persone, escluso il Genoa Social Forum. Il giornalista
inglese Mark Covell, quasi ucciso all’ingresso della Diaz, prenderÃ
quattromila euro solo per essere stato «calunniato» dagli agenti.
L’inchiesta per il suo tentato omicidio non è arrivata all’identificazione
degli aggressori che lo lasciarono a terra agonizzante, sulla soglia della
scuola: «Lo Stato italiano ha coperto i veri massacratori», ha detto al
termine del processo, frenando le ultime lacrime. «Questa è la fine della
Costituzione» la frase di Arnaldo Cestaro, massacrato a sessant’anni
(fratture alle gambe) e risarcito con 12 mila euro. Lena Zuhlke, la
ragazza con i capelli rasta ritratta allora agonizzante sulla barella
fuori dai cancelli (è nelle foto in alto insieme a un altro noglobal
mentre aspetta la sentenza), si associa alle parole degli amici che
provano a leggere un comunicato scritto a penna: «Adesso sanno di godere
della totale impuntità ».

Escono i pubblici ministeri, intanto, affiancati a nome del procuratore
capo (assente) dall’aggiunto Vincenzo Calia, e scelgono la strada d’un
silenzio carico di sguardi inespressivi e occhi lucidi, per l’emozione e
lo scoramento, interrotti solo dagli abbracci di molti colleghi. Enrico
Zucca sta per sussurrare qualcosa, quando un altro pm, con un cenno, gli
fa capire che per stasera è meglio di no. Emozioni opposte sono quelle
degli avvocati difensori: «È sconfitto il teorema della procura», commenta
a caldo Alfredo Biondi, legale di Troiani e Fabbrocini. E insiste: «È
comunque una sconfitta dell’accusa». Marco Corini, che ha assistito
Francesco Gratteri (oggi di fatto numero tre della polizia) sorride: «Il
processo ha dimostrato il fallimento del teorema che voleva una sorta di
complotto», mentre Piergiovanni Iunca - legale di Spartaco Mortola - fa sì
con la testa: «È la fine di una gogna mediatica». Silvio Romanelli,
l’avvocato dei “picchiatori”, parla invece di «sentenza sorprendente».

Alle undici di sera il palazzo di giustizia è sbarrato, solo i camion
delle tv e qualche “reduce” riempiono la strada davanti. Sette anni dopo
sono svaniti il sangue, le grida, il rumore degli elicotteri e della
folla. Adesso piove, e c’è semplicemente buio.

CONDANNE E ASSOLUZIONI
Francesco Gratteri e Giovanni Luperi, i superfunzionari al vertice della
catena di comando
Il Pm aveva chiesto 4 anni e 6 mesi - ASSOLTI

Gilberto Caldarozzi, oggi capo del Servizio centrale operativo e
protagonista della cattura di Provenzano, accusato di falsificazioni dei
verbali
La richiesta era di 4 anni e sei mesi - ASSOLTO

Filippo Ferri , Massimiliano Di Bernardini, Fabio Ciccimarra, Nando
Dominici, Spartaco Mortola e Carlo Di Sarro (erano accusati a vario titolo
di aver falsificato i verbali)
Per tutti erano stati chiesti 4 anni e 6 mesi - ASSOLTI

Massimo Mazzoni, Renzo Cerchi e Davide Di Novi (anche loro accusati di
falsi verbali)
La richiesta era di 4 anni - ASSOLTI

Vincenzo Canterini (era il comandante del Reparto mobile di Roma che fece
irruzione per primo nell’istituto)
I Ppm avevano chiesto 4 anni e 6 mesi - CONDANNA A 4 ANNI

Michelangelo Fournier (all’epoca vice di Canterini) è stato CONDANNATO A 2
ANNI

Fabrizio Basili, Ciro Tucci, Carlo Lucaroni, Emiliano Zaccaria, Angelo
Cenni, Fabrizio Ledoti, Pietro Stranieri, Vincenzo Compagnone (erano i
sottoposti di Canterini, a loro volta con il grado di capisquadra nel
gruppo che entrò nella scuola)
La richiesta era di 3 anni e 6 mesi - CONDANNA DI 3 ANNI

Massimo Nucera, l’agente che dichiarò falsamente di aver ricevuto una
coltellata, Maurizio Panzieri, coinvolto nella stessa vicenda
Per entrambi la richiesta era di 4 anni - ASSOLTI

Pietro Troiani (per aver introdotto le molotov nella scuola)
richiesta di 5 anni - CONDANNA DI 3 ANNI

Michele Burgio (anche lui accusato di aver trasportato le bottiglie
incendiarie)
Richiesta di 4 anni - CONDANNA DI 2,6 ANNI

Salvatore Gava (per l’irruzione nell’edificio di fronte alla “Diaz”, dove
aveva sede la redazione di Indymedia)
Richiesta di 4 anni - ASSOLTO

Luigi Fazio, stesso addebito
Per lui erano stati chiesti 3 mesi - CONDANNA DI 1 MESE

ASSOLTO come previsto Alfredo Fabbrocini (gli stessi Pm lo avevano
richiesto in quanto si è stabilita la sua estraneità ai fatti), anche lui
inizialmente accusato del blitz “sbagliato” nella sede di Indymedia

TOTALE DELLE PENE: 35 anni e 7 mesi a fronte dei quasi 109 chiesti
dall’accusa

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