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17.11.08

secolo xix Cossiga piccona� la polizia, l'ispettore difende Canterini: «Non decise niente»

Cossiga piccona� la polizia, l'ispettore difende Canterini: «Non decise niente»
17 novembre 2008| Graziano Cetara

COSSIGA: COMMISSIONE DI INCHIESTA

Lui quando parla fa sempre rumore o, come si dice da anni. “piccona�. Lui
è l'ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga, oggi senatore a vita
che sulla vicenda G8 dopo la sentenza-Diaz chiede la commizzione di
inchiesta. Contro le polemiche e le strumentalizzazioni, poerché come dice
il capo della polizia Manganelli ci sono fatti ancora ignoti, dice
Cossiga, ma con una serie di proposte di membri della commissione stessa
che sembrano una ulteriore provocazione politica visto che Cossiga vi
annovera personaggi come Oscar Luigi Scalfaro con il quale non è stato in
passato tenero, venendo ricambiato. E, soprattutto, la richiesta appare
anche un po’ come un siluro all’ex capo della polizia De Gennaro, al
vertice della Polstato prima, durante e dopo il G8. Insomma, sette anni e
mezzo dopo polemiche, messaggi, lettere poche ore dopo la sentenza rendono
ancora più ricca di ombre che di luci la verità , anche solo giudiziaria,
sulla vicenda dell’assalto alla scuola-dormitorio del Genoa Social Forum
con 93 arresti, 63 feriti di cui alcuni in gravissime condizioni, poi
tutti assolti con la loro posizione archiviata dal Gup con una
formulazione ancora più ampia di quella richiesta della Procura.

COSA HA DETTO COSSIGA ALLE AGENZIE?
«Dopo le recenti sentenze e soprattutto dopo le chiare e coraggiose parole
del capo della polizia Manganelli, persona che io stimo come uomo e
funzionario per la sua rettitudine e di cui mi onoro di essere amico, che
se pure indirettamente ha ammesso che esistono fatti ancora ignoti, o
peggio tenuti nascosti, l’istituzione di questa commissione non solo è
opportuna, ma è anche assolutamente necessaria, a tutela della credibilitÃ
della Repubblica italiana come stato democratico e di diritto e del
prestigio e dell’onore delle forze dell’ordine».
La commissione, sostiene Cossiga, deve fare «piena chiarezza» sull’operato
dell’ex capo della polizia Gianni De Gennaro, ‘’«perché fu il responsabile
della gestione operativa in quelle giornate» .
LA PROPOSTA E I NOMI
Per la presidenza della commissione, Cossiga propone uno dei tre senatori
a vita vicini al centrosinistra: Oscar Luigi Scalfaro, Carlo Azeglio
Ciampi, Emilio Colombo; in alternativa, Cossiga indica l’ex ministro
dell’interno Enzo Bianco o il leader dell’Italia dei Valori Antonio Di
Pietro. Cossiga assicura di essere pronto a presentare, anche da solo, un
disegno di legge che istituisca la commissione. Secondo Cossiga «per
procedere all’inizio del lavori della commissione è opportuno aspettare
che si celebri il processo a carico dell’ex capo della Polizia Gianni De
Gennaro».
Ma l’ex capo della polizia e del dipartimento di pubblica sicurezza, dopo
le parole di Manganelli, dovrebbe essere `l’indagato principale´` della
commissione proposta da Cossiga: «Non solo perché all’epoca dei fatti di
Genova era il responsabile della gestione operativa di quelle giornate ma
anche perché oggi egli è al vertice del nostro sistema di sicurezza.
Naturalmente - sostiene il presidente emerito della repubblica - questa
commissione dovrà essere composta da persone di grande equilibrio e dovrÃ
essere presieduta da personalità di grande prestigio. Penso a persone come
l’ex capo dello stato Oscar Luigi scalfaro, anche per essere stato egli
ministro dell’Interno e magistrato penale; all’ex capo dello stato Carlo
Azeglio Ciampi, che di tanta autorità morale gode; al senatore a vita
Emilio Colombo. Tutti e tre sono stati onorati dal laticlavio a vita e
tutti e tre appartengono all’area del centrosinistra. Essi darebbero piena
garanzia a quei movimenti, anche non partitici, e a quei settori
dell’opinione pubblica che hanno protestato per l’esito delle ultime
sentenze e che fanno riferimento all’area della sinistra. Un’altra
candidatura potrebbe essere quella di Enzo Bianco, sempre persona di
centrosinistra e che fu ministro dell’Interno, o quella del leader
dell’Italia dei Valori Antonio Di Pietro, che nella sua vita ha cumulato
su di sé sia l’appartenenza ai servizi di sicurezza, sia la qualifica di
funzionario di polizia e di magistrato integerrimo e severo. Certo non si
più nemmeno lontanamente pensare a due altri senatori a vita come Giulio
Andreotti o il sottoscritto, avendo entrambe fatto parte di governi che
una parte dell’opinione pubblica ritiene responsabili di attività oscure o
antidemocratiche nella gestione della sicurezza negli anni `60, ´70 e `80:
saremmo persone controverse, specie per quei settori della sinistra che
hanno rinnegato la politica della fermezza del Pci di Berlinguer, come nel
caso dell’amico Fassino che defini´ un errore non aver tratto con le Br».

AGNOLETTO (PRC, EX PORTAVOCE GENOA SOCIAL FORUM)
«MA LA COMMISSIONE INDAGHI ANCHE SULL’OPERATO DI COSSIGA...»

«La Commissione d’inchiesta andrebbe realizzata sulla morte di Giorgiana
Masi e sulla gestione dell’ordine pubblico nel periodo nel quale Cossiga
era ministro degli Interni – dichiara Vittorio Agnoletto, portavoce del
Genoa Social Forum ai tempi del G8 di Genova, europarlamentare
Prc/Sinistra Europea -. Dopo le interviste nelle quali il senatore a vita
ha illustrato le strategie da lui usate quando era al governo: infiltrati,
ricerca del morto, pestaggi immotivati, questa è l’unica commissione
d’inchiesta che abbia un senso. Gli italiani hanno diritto di conoscere la
verità , anche alla luce dei nuovi e gravi fatti raccontati dall’ex
presidente della Repubblica, su un periodo storico sul quale vi sono
ancora troppi misteri. Proporre ora una Commissione d’inchiesta sui fatti
di Genova è semplicemente un atto provocatorio con la consapevolezza della
cattiva fede. La Commissione d’inchiesta andava realizzata durante il
governo Prodi, come era previsto dal programma del centrosinistra. Tutta
l’opposizione di allora, ma anche tanti in quella che era la maggioranza,
si opposero. Non ha alcun senso realizzarla ora con un governo che ha
trasformato i poliziotti, ex imputati, sia gli assolti che i condannati,
in eroi e con un capo del governo che in campagna elettorale ha dichiarato
che l’unica commissione d’inchiesta possibile su Genova sarebbe stata
sull’operato dei Pm».

G8:DIAZ;PRI,COMMISSIONE OPPORTUNA CONTRO STRUMENTALIZZAZIONI
«Ai repubblicani le commissioni d’inchiesta parlamentare sulle forze
dell’ordine non sono mai piaciute perché tendono a mettere in questione il
loro stesso operato. Davanti ad una sentenza chiara della magistratura
quale quella che concerne le vicende legate al G8 e ciò nonostante le
polemiche ininterrotte, comprendiamo la richiesta del senatore Cossiga e
l’appoggiamo per porre fine ad una strumentalizzazione politica che non è
tollerabile oltre». Lo afferma Francesco Nucara, segretario del Pri. «A
questo punto - aggiunge - la commissione d’inchiesta è opportuna per
confermare la credibilità della polizia che a Genova ha saputo
fronteggiare la violenza del movimento no global».

CICCHITTO, NO A COMMISSIONE, SEDE È GIUDIZIARIA
«Manteniamo fermo il nostro no all’istituzione di una commissione
parlamentare d’inchiesta sui fatti del G8 di Genova, visto anche che della
questione si sta occupando la magistratura e siamo al primo grado di
giudizio». Lo afferma Fabrizio Cicchitto, presidente dei deputati del Pdl.
«Per evitare di delegittimare sia il Parlamento che la magistratura -
aggiunge - è bene che si segua un rigoroso percorso istituzionale ed oggi
la sede istituzionale che si sta occupando della vicenda è quella
giudiziaria».

I

L’INTERVISTA DE IL SECOLO XIX A MAURIZIO PANZIERI
di Graziano Cetara
«Canterini sa. Sono certo che gli ordini non partivano da lui ma gli sono
arrivati, con una telefonata. Se solo sapessi da chi, sarei io a dirlo».
Maurizio Panzieri, 54 anni, dopo il G8 di Genova ha lasciato la polizia:
«Avevo la nausea, ero stufo di essere additato da tutti come la pecora
nera. Lo stesso è accaduto per i miei due figli, di 25 e 22 anni, che
fanno i ballerini. In questi anni, hanno ammazzato me e distrutto la mia
famiglia».

Panzieri è l’ispettore capo che la notte dell’irruzione nella scuola
Diaz-Pascoli si trovava alle spalle di Massimo Nucera, il poliziotto
accoltellato. E come lui giovedì sera è stato assolto in primo grado da
tutte le accuse: «Sono contento ma resto con l’amaro in bocca. - dice l’ex
istruttore, che è stato difeso dagli avvocati Silvio e Rinaldo Romanelli -
Non si possono condannare quei ragazzi, scelti tra ottomila poliziotti di
tutta l’Italia, e tenuti per tre mesi in un centro di addestramento.
Quegli uomini erano i migliori. Nucera era già stato ferito a una gamba in
piazza, due giorni prima di entrare nella Diaz. Avrebbe potuto
tranquillamente mettersi in malattia, anche essere riformato. Invece si è
fatto medicare solo dopo essere tornato a Roma».

Lei pensa che questa sentenza abbia fatto giustizia?
«Credo che abbia restituito il rispetto nei confronti dei poliziotti
onesti che sono la maggioranza. In questi anni in molti si sono sentiti
scoraggiati. Nei miei 34 anni di ordine pubblico ho preso tante botte e
sassate ma mai come durante il G8 ho pensato di morire. In quei giorni ci
sono stati momenti in cui ero certo che non avrei più rivisto i miei
figli».

Però la condanna di Canterini e dei suoi uomini non la convince.
«In quella scuola ho visto decine e decine di agenti in borghese, con e
senza pettorina, tutti con il foulard sul viso. Non saprei riconoscerne
nemmeno uno. So solo che io stesso, proprio come Fournier, ne ho sollevato
di peso uno prima che sferrasse un calcio contro un ragazzo inerme. Sono
successe cose strane che mi auguro non accadano più, perché fanno male
all’immagine del nostro Paese».

Con quali ordini entraste in azione alla Diaz?
«Non era un’operazione di ordine pubblico, tanto è vero che non fummo
dotati degli scudi. Dovevamo scovare dei facinorosi che si preparavano a
fare altri danni in piazza».

Cosa ricorda dell’irruzione?
«Non ho un ricordo organico. Ho immagini che mi tornano proprio come quei
flash che illuminavano a intermittenza l’interno della scuola, provenienti
dall’esterno da macchine fotografiche e telecamere».

Cosa vide? E cosa sentì?
«Quando entrai c’era un silenzio di tomba. Io soffro da sempre per la
vista del sangue, mi fa quasi svenire, per questo ho scelto di fare
l’istruttore. Ricordo che vidi diversi giovani a terra, con il volto
coperto di sangue. Filai dritto senza fermarmi, per non stare male».

Altri flash?
«C’erano tantissimi agenti. Non capivo da dove venisse tutta quella gente.
Poi mi resi conto che l’edificio aveva altri ingressi sul retro. Per
entrare facemmo una fatica bestia, c’erano cattedre, assi da cantiere,
carri ponte a sbarrare le porte».

È stato aggredito?
«Mi hanno spruzzato l’estintore in faccia».

La coltellata a Nucera?
«Fu lui a mostrarmi i segni sul corpetto, ma ormai stavamo uscendo».

E le molotov?
«Conosco bene Troiani. Facevamo atletica insieme alle “Fiamme oro�. Non so
cosa gli sia passato per la testa e non credo che possa aver fatto
deliberatamente una cosa contraria alla legge. Riguardo a Canterini sono
certo che non ha deciso nulla. Gli sono stati impartiti degli ordini. Lui
sa chi ha deciso e cosa».

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