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11.04.06

Secolo xix: «Ho dovuto mettermi carponi e abbaiare poi mi hanno chiuso in cella e picchiato»

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«Ho dovuto mettermi carponi e abbaiare poi mi hanno chiuso in cella e
picchiato»
Un giovane al processo contro le violenze a Bolzaneto durante il G8

Genova. «Mi hanno costretto a mettermi carponi per terra e ad abbaiare.
Dovevo fare il cane per divertirli. Hanno riso insultandomi». Lo ha
raccontato ieri mattina in aula Marco Bistacchi, un giovane di Perugia che
era giunto a Genova nel luglio del 2001 per partecipare alle
manifestazioni per il G8. Lo ha raccontato durante il processo contro le
violenze avvenute alla caserma di Bolzaneto. «Sono stato arrestato e
trasferito in caserma. Sono stato malmenato, come facevano con tutti,
mentre passavo per il corridoio - ha raccontato ancora al tribunale
Bistacchia, che all'epoca dei fatti era studente ed oggi è laureato in
Filosofia - Mi hanno portato in infermeria dove mi hanno medicato una
ferita, quindi mi hanno spinto in un'altra stanza. Qui c'erano tre o
quattro agenti in divisa grigia, penso che fossero della polizia
penitenziaria: sono stati loro a pretendere che facessi il cane. Poi mi
hanno chiuso in cella e, come gli altri, mi hanno fatto mettere con le
gambe divaricate, rivolto verso il muro. Siamo dovuti restare lì per ore e
ogni tanto gli agenti ci colpivano: soprattutto ci davano calci ai
calcagni. Non potevano neppure andare in bagno e molti si sono fatti i
bisogni addosso».
Rispondendo alle domande dai due pm, Patrizia Petruziello e Vittorio
Raineri Miniati, il giovane ha raccontato come quell'esperienza lo abbia
provato. Dopo Bistacchia il tribunale ha ascoltato Andrea Maganaro, 35
anni di Bologna, allora studente, oggi laureato in Storia contemporanea.
Il giovane ha raccontato che appena giunto a Bolzaneto era stato accolto a
calci e pugni: «Mi picchiava soprattutto un agente che aveva un giubbotto
con scritto Guardia di finanza. In cella c'erano invece agenti della
polizia penitenziaria: hanno iniziato a insultare mia madre e a dire frasi
sconce. Poi hanno costretto me ed altri a cantare un ritornello
demenziale. Ne ricordo una parte: «Uno, due, tre viva Pinochet, quattro
cinque sei abbasso gli ebrei...». Mi aveva colpito il coraggio di una
ragazza: le avevano chiesto come la pensasse politicamente e lei aveva
risposto: «Sono fiera di essere comunista». Allora un agente l'aveva
picchiata duramente».
La Procura di Genova ha intanto aperto un'inchiesta sulla denuncia
presentata da Max Valenti, il giovane di Bologna che ha presentato una
denuncia nella quale spiega di essere stato perquisito in modo
approfondito e minacciato da alcuni agenti della Polfer quando, dopo aver
testimoniato al processo sull'irruzione alla scuola Diaz durante il G8,
era giunto alla stazione Principe per tornare a Bologna dove vive.
Titolare dell'inchiesta il pm Francesco Pinto.

Elisabetta Vassallo
11/04/2006

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