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28.11.07

secolo xix I pm G8: contro di noi un piano della polizia

secolo xix

I pm G8: contro di noi un piano della polizia
L'inchiesta di Genova
Nelle intercettazioni l'ex questore coinvolge Manganelli
Marco Menduni
Genova. C'era un piano preciso per screditare i magistrati che indagano
sul G8. Un piano che passa per tutte le linee gerarchiche della polizia e
anche per il nuovo capo Antonio Manganelli. È la convinzione della procura
della Repubblica, dopo le intercettazioni che hanno inguaiato l'ex numero
uno Gianni De Gennaro, l'ex questore Francesco Colucci e l'ex capo della
digos genovese Spartaco Mortola. Manganelli viene ripetutamente chiamato
in causa nelle conversazioni tra gli ultimi due. Quella più significativa
è del 24 maggio scorso. «Colucci - annota il verbale della polizia
giudiziaria - accenna al fatto di aver parlato ieri sera con il capo della
polizia (allora ancora De Gennaro, ndr) circa argomenti legati alle
promozioni e agli spostamenti del personale. Sul finire del discorso si
torna a parlare del G8. Colucci: "Grazie a te, comunque è una rottura di
palle questa qua, eh?". Mortola: "Eh, lo so che è una rottura di palle,
Franco, ma poi voglio dire... anche per il modo in cui l'hanno fatto...
sono proprio carognate queste"». Ricordiamo: due giorni prima l'ex
questore aveva ricevuto un avviso per falsa testimonianza nel processo
Diaz.
La conversazione prosegue. Colucci dice: «Manganelli stamattina mi ha
detto: bisogna dargli una bella botta a 'sto magistrato (parla del pm
Enrico Zucca, ndr), dice... mi ha accennato che qualcuno sta pigliando
delle carte non troppo regolari...». Mortola è stupito: «Eh vabbè,,, non
lo so». Colucci conclude: «Eh, ma te lo dico io!».
Ma non sono questi gli unici colloqui sospetti. Anche se, è opportuno
evidenziarlo, né De Gennaro né Manganelli appaiono mai in prima persona
nelle conversazioni. Si tratta sempre di colloqui riferiti da Colucci. Il
nuovo capo della polizia compare anche in altre intercettazioni. Ce n'è
abbastanza per tirare le somme: una fonte della procura conferma ancora
una volta l'esistenza di un piano preciso per attaccare i magistrati
genovesi e, in particolare, il pm divenuto l'emblema di questo processo:
Enrico Zucca.
La prassi dei vertici di polizia, secondo quanto emerso dalle
intercettazioni telefoniche e nell'interpretazione dei titolari
dell'inchiesta, sarebbe proprio questa: non solo commenti più o meno
pesanti degli imputati contro i magistrati, ma pressioni e suggerimenti da
parte dei capi.
Ci sono altre frasi in cui compare l'attuale capo della polizia: «Il capo
(De Gennaro, ndr) è arrabbiato per l'accaduto»; poi: «Manganelli ha detto
che devono andarci giù di forza». È ancora Colucci che parla e, riferendo
di un colloquio tra Manganelli e un altro interlocutore, ricorda: «Dicono
che devono fare un'azione comune per essere pesanti contro i magistrati».
Arriva sera e Antonio Manganelli decide di affidare la sua repica a una
secca nota di agenzia. Non nega di aver parlato con Colucci. Ma riguardo
alle sue frasi intercettate commenta: «È stato un tradurre liberamente e
con linguaggio inappropriato la mia manifestazione di vicinanza e di
affetto ad un collega in difficolta». Ovvero: qualche battuta c'è stata,
forse anche un po' più pepata per tirar su il morale a Colucci, che in
quel periodo sembrava davvero nel pallone. Ma nessun attacco, nessuna
interferenza, conferma Manganelli, nei confronti della magistratura.
E Colucci? Da parte sua appare irremovibile: «Io non ho cambiato la mia
testimonianza, ho sempre detto la verità. Potrò aver sbagliato, per
difetto della mia memoria, a collocare qualche particolare. Ma quel che ho
detto è vero». Spartaco Mortola, oggi vicequestore vicario di Torino,
affida la replica al suo avvocato Pierluigi Junca: «Non ha mai indotto
Colucci a mentire. Insieme hanno cercato di parlare e ricostruire quel che
era accaduto. Peraltro discorrendo di questioni già abbondantemente
apparse sui giornali e discusse in aula».
Le intercettazioni, ricordiamo, sono partite dopo la contestazione a
Colucci di aver mentito nel processo. Ad averlo indotto a cambiare
versione, secondo i pm, sono stati De Gennaro e Mortola.
Ma quei fogli contengono anche una sorpresa che non mancherà di
surriscaldare ulteriormente gli animi. Come il Secolo XIX ha anticipato,
nei verbali appaiono anche conversazioni tra gli imputati e i loro
avvocati. Il caso più evidente è quello che riguarda la persona indicata
nei documenti allegati all'avviso di conclusione delle indagini
preliminari come "Sandro". Il numero di telefonino conferma che quella
persona è Alessandro Gazzolo, uno dei due difensori di Spartaco Mortola.
Che, tra gli altri frammenti di conversazione con il suo assistito,
sostiene a un certo punto: «Nei prossimi giorni vado a parlare con il capo
della polizia».
La circostanza è destinata sicuramente a creare nuovo trambusto intorno al
processo. Le intercettazioni dei colloqui privati tra gli imputati e i
loro difensori, oltre a ledere (secondo gli avvocati) i fondamentali
diritti alla difesa, pongono i pm in una condizione di particolare
privilegio, perché possono conoscere le strategie della controparte. Ancor
più se il procedimento (come in questo caso) nasce come "costola" di un
processo più ampio e già in corso di svolgimento.
«Prepariamoci a portare gli anelli al naso, come gli Zulù», è il sapido
commento dell'avvocato Maurizio Mascia, il difensore di Colucci. Che
ricorda come abbia rifiutato di farsi notificare gli avvisi riguardanti
l'ex questore di Genova per polemica contro l'atteggiamento tenuto da
alcuni magistrati.
marco menduni
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