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03.03.04

secolo xix: il correntone minaccia di uscire dal gruppo consiliare e rifondazione si spacca

secolo xix

Il "Correntone" minaccia di uscire dal gruppo consiliare



«L a nostra permanenza nel gruppo consiliare è a rischio, se il sindaco non cambia rotta nei confronti della maggioranza e se il partito non riprende l'iniziativa politica di discutere i problemi, invece di limitarsi a "blindare" la maggioranza. Non siamo più disposti a subire decisioni che vengono prese solo dal primo cittadino o, peggio, altrove, fuori da Palazzo Tursi e dal consiglio comunale». Fulvio Molfino, esponente del correntone ds, esprime tutto il malessere della minoranza berlingueriana e cresce la tentazione di uno strappo come quello già compiuto in Provincia da Giuseppe Palmeri. I due erano ieri alla manifestazione del movimento no global, assieme a Massimiliano Morettini, che è anche presidente regionale Arci. Mancavano però altri "pezzi" del Correntone, come Bruno Delpino. «No, non ritenevo opportuno scendere in piazza - dice - I giudici devono svolgere il loro lavoro con tranquillità». La resa dei conti in casa ds è attesa dopo le Europee, il cui risultato p
otrà determinare equilibri e scelte.
Oltre ai temi nazionali come l'Iraq e il "caso G8", l'insofferenza del correntone è determinata anche dalla vicenda delle acciaierie: prevale infatti la contrarietà alla concessione per 99 anni a Riva di aree e banchine. La nascita di un nuovo gruppo "rosso-verde" a Tursi, in grado di abbracciare Correntone, Comunisti italiani e la verde Cristina Morelli (ieri vari esponenti nazionali e regionali hanno giudicato «inconcepibile» la posizione del Comune sul G8) è più di un'ipotesi, ammette Molfino. A quel punto, i consiglieri sarebbero fuori dal partito, ma entrerebbe anche in crisi la giunta Pericu. La maggioranza ds sa però che il Correntone a Palazzo Tursi è un insieme di percorsi politici diversi: per questo motivo non è affatto scontato che approdi ad una scelta unitaria, per di più quando questa comporterebbe la crisi in Comune. Lunedì si terrà il comitato politico dei Ds e la riunione si annuncia calda: maggioranza e minoranza si confronteranno anche sulla posizione da a
ssumere in consiglio comunale il giorno successivo, quando il tema dell'uscita di Rifondazione dalla giunta dovrà essere discusso per iniziativa dell'opposizione di centro destra. Sempre lunedì si ritroveranno intorno ad un tavolo i segretari dei partiti della coalizione, senza Rifondazione comunista. Salvatore Cosma di Italia dei Valori (anche lui ieri in corteo: «Chi ha distrutto e saccheggiato va punito, ma non è giusto criminalizzare i movimenti») lancia un segnale chiaro. Italia dei valori e Comunisti italiani non sono rappresentati in giunta. «Rifondazione dev'essere coerente fino in fondo - dice Cosma - Chi esce, non pensi di rientrare in autunno. Non sono a caccia di posti, ma di fronte a rivendicazioni altrui il sindaco dovrà garantire pari dignitàa tutti gli alleati. Il deficit di questa giunta, infarcita di tecnici, è politico».



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Il G8 sbriciola Rifondazione
IL GRANDE ESODO L'assessore resterà al suo posto in giunta. L'ex capogruppo Delogu approda nei Comunisti italiani
Seggi e otto iscritti "eccellenti" danno l'addio al partito


Due lettere, una al partito, per comunicare le proprie dimissioni, l'altra al sindaco Giuseppe Pericu, per informarlo della scelta. Così Valter Seggi, assessore alla riqualificazione urbana e consigliere di amministrazione dell'Amga, ha sancito ieri pomeriggio il suo annunciato divorzio da Rifondazione comunista, «reciprocamente utile». Seggi sottolinea di non riconoscersi più nella «concezione della politica» del gruppo dirigente della Federazione di Genova, che avrebbe allontanato il partito dall'obiettivo primario di accrescere il consenso sulla necessità di verità e giustizia sui fatti del G8, consegnando anzi Prc «a un sostanziale isolamento».
Seggi non ha presentato le dimissioni da assessore e così Pericu non dovrà nemmeno respingerle, dribblando un eventuale grattacapo. «Sarà lui a valutare se confermarmi la fiducia oppure no - dice Seggi - Ritengo di non avere nulla da rimproverarmi, né verso Rifondazione né verso il Comune».
La scelta di Seggi è seguita anche da Roberto Delogu, capogruppo consiliare da sette anni («Sono stato eletto a Palazzo Tursi dai genovesi con un mandato - dice - e intendo continuare a svolgerlo. Sono amareggiato ma sereno, non c'era altra strada») e da altri compagni di partito tra cui spiccano Giordano Bruschi, storico esponente comunista, che l'altra sera ha ricevuto anche una telefonata da Sandro Curzi, Aldo Grasso (assessore comunale di Cogoleto), Agostino Gianelli (consigliere provinciale), Giusy Giani (vicepresidente della circoscrizione Valbisagno), Giorgio Mangini (consigliere in Valbisagno) e i segretari di circolo Nicola Di Santi e Lorenzo Ingenito, che oggi in una conferenza stampa spiegheranno le loro ragioni.
«Sono dispiaciuto - commenta il segretario di Prc, Bruno Pastorino - E' Seggi che ha deciso di mettersi fuori, noi abbiamo sempre esortato a restare anche chi ha una posizione differente. Capisco che per Seggi l'ambito amministrativo è la sfera più alta della militanza politica, ma questo non vale per altri iscritti». A lasciare la giunta sarà invece, come previsto, l'assessore alle Politiche giovanili e all'Immigrazione, Dante Taccani (le deleghe saranno distribuite fra più assessori, Borzani e Veardo in testa), che oggi incontrerà Pericu, un modo per rendere meno traumatica la separazione. «Gli confermerò la mia stima - afferma Taccani - Mi dispiace interrompere un lavoro che avrebbe potuto dare buoni frutti, ma si è creata una divisione con un blocco politico e sociale che aveva contribuito alla stessa elezione del sindaco: speriamo di poterla sanare in futuro. Ho una visione etica della politica, come servizio alla città, quindi il mio dispiacere per l'abbandono dell'asse
ssorato non è personale. Con questo, non smetto di fare politica, né Rifondazione di contribuire alla realizzazione del programma». Con Seggi, le strade sono ormai definitivamente separate. «Ci parlavamo poco prima, ora non c'è proprio ragione».

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