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04.02.04

secolo xix: Il legale di Sabella «Ciò che accadde durante il G8 va approfondito»

dal secolo xix

Il legale di Sabella «Ciò che accadde durante il G8 va approfondito»
Interrogato il magistrato

Genova L'interrogatorio era stato rimandato, per motivi di sicurezza.
Eppure Alfonso Sabella, magistrato, ex pm antimafia a Palermo, ispettore
del dipartimento di amministrazione penitenziaria durante il G8, è
considerato uno dei testi chiave dell'indagine sulle violenze nella
caserma-carcere di Bolzaneto. Teste e anche indagato, dopo le rivelazioni
di due agenti di polizia penitenziaria che, come anticipato dal Secolo XIX,
hanno rotto il muro di silenzio intorno a quegli episodi. Ieri Sabella è
stato ascoltato dai pm. Non a palazzo di giustizia, ma tra le mura sicure
del Forte di San Giuliano, il comando provinciale del carabinieri. Si parte
alle quattro del pomeriggio, si va avanti per due ore e mezzo. Poi i
saluti. Patrizia Petruzziello e Vittorio Ranieri Miniati congedano il
collega e il suo avvocato, Alessandro Garassini, che è anche presidente
della Provincia di Savona. E sulle parole scambiate cala il silenzio.
Ma l'interrogatorio non è stato solo una formalità. Che l'inchiesta sulle
vicende di Bolzaneto sia vicina da tempo a una svolta clamorosa, che
investe tutti i fatti accaduti a Genova in quei due terribili giorni del
luglio 2001, è una sensazione palpabile. Così l'avvocato Garassini,
all'uscita dal Forte di San Giuliano, ammette: «Al di là della posizione
del mio assistito, sono emerse indicazioni interessanti su possibili
retroscena relativi ai fatti del G8. Credo valga la pena di avviare
approfondimenti, e non solo in sede giudiziaria, è una cosa che tutti i
cittadini devono sapere».
«L'iscrizione di Sabella nel registro degli indagati era un atto dovuto. La
correttezza della magistratura non sarà mai contestata dal mio assistito.
E' necessario sempre e comunque fare chiarezza, anche quando un servitore
dello Stato può avere l'amaro in bocca».
Sabella, ex magistrato del pool antimafia di Palermo e titolare di
inchieste che hanno portato a condanne pesanti per i vertici di Cosa
nostra, era stato chiamato da Giancarlo Caselli, direttore del Dipartimento
di amministrazione penitenziaria, all'ufficio ispezioni del Dap.
Che cosa contestano i magistrati genovesi a Sabella? La situazione è simile
a molti indagati per le vicende di Bolzaneto: avrebbero saputo delle
violenze commesse sugli arrestati senza essere intervenuti per evitarle o
interromperle. Ma Sabella, davanti ai pm, ha spiegato che le cose sono
andate diversamente. «Ha sempre lavorato - spiega Garassini - per la
dignità della persona, per il rispetto dei diritti, ha avuto un ruolo di
garanzia in quella situazione. Lo testimoniano tutte le note di servizio,
le raccomandazioni. Durante quei giorni non è mai venuto a conoscenza di
episodi di rudezza». E dopo? Si scopre ora che Sabella, tornato nella
capitale, venne raggiunto da voci e sussurri sul comportamento "scorretto"
di alcuni. «Fu proprio lui - conclude il legale - ad avviare un'inchiesta
interna, per capire che cosa fosse accaduto». Il risultato? Sabella non lo
conosce: «Poi fu spostato di ruolo». Solo un caso?

Marco Menduni

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