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29.09.09

.unita Depistaggi su via D'Amelio: coinvolti 4 poliziotti


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Depistaggi su via D'Amelio: coinvolti 4 poliziotti
di Nicola Biondo
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Eˆ stata definita la strage piu' dannosa per Cosa nostra. Ma, a distanza di
17 anni, quella di via D'Amelio, dove hanno perso la vita il giudice
Borsellino e i cinque ragazzi della scorta, sta mandano in pezzi un mito
dell'antimafia, il gruppo investigativo diretto dal questore Arnaldo La
Barbera e nato per dare la caccia agli esecutori delle stragi del '92.
Risultano indagati quattro poliziotti sospettati di aver indirizzato le
deposizioni di due ex-collaboratori di giustizia sulla strage di via
D'Amelio: Salvatore Candura e Enzo Scarantino che si autoaccusarono del
furto di una macchina, una 126 rossa che, secondo una perizia, era stata
usata per compiere la strage.
Una ricostruzione sancita da una sentenza di Cassazione che oggi viene messa in discussione dalle indagini scaturite daun altro pentito, Gaspare Spatuzza. Che incredibilmente si autoaccusa dopo 11 anni di carcere duro del furto della stessa auto. Le pressioni su Candura sarebbero state di natura fisica e psicologiche. Lo stesso teste lo ha piu' volte denunciato in passato. Mentre sui verbali di Scarantino sono visibili una serie di aggiustamenti operati da agenti di polizia.
Entrambi quindi sarebbero secondo le nuove indagini due falsi collaboratori. Tutto questo porterebbe quindi ad una revisione del processo Borsellino: sia per gli esecutori che per una parte dei mandanti.
Stabilito questo la domanda e' perche' sarebbe avvenuto il depistaggio.

Perche' i poliziotti agli ordini di La Barbera, che se fosse vivo, sarebbe
tra gli indagati, si sono prestati a questo gioco? Ci furono ordini
precisi dal vertice del Viminale di cui La Barbera si fece esecutore? C'e'
un nesso tra questa ipotesi di depistaggio e le domande senza risposta che
ancora avvolgono il teatro della strage? Chi ha condotto le indagini per
scoprire dove si sono appostati i killer di via D'Amelio? La pista del
Castello Utveggio, dove operava il «Cerisdi», una scuola per manager, e
trovano appoggio alcuni uomini dei Servizi, viene battuta da Gioacchino
Genchi e Arnaldo La Barbera.
Ma finisce "bruciata" proprio da un'iniziativa di La Barbera. A rivelarlo e' lo stesso Genchi in un verbale del 2003alla Dia di Caltanissetta: «Nell'ambito delle indagini curate fra il '92 ed i primi mesi del '93 ricordo che fu accertata la presenza al castello Utveggio di alcuni soggetti provenienti dall'ex ufficio dell'Alto Commissario per la lotta alla mafia… Con mio disappunto il dr. La Barbera convoco' in ufficio il Prefetto Verga (Direttore del CERISDI) palesandogli sostanzialmente l'oggetto dell'indagine tanto che, per come mi fu riferito tali soggetti da lì a poco smobilitarono dal castello».

Due confessioni, una macchina e un mistero. Tutto ruota intorno ad una
utilitaria: la 126 rossa che viene indicata dalle prime indagini come
l'autobomba. Scarantino dice, «sono io ad aver commissionato il furto »,
poi ritratta e rivela di essersi inventato tutto su pressione degli
inquirenti. Nel 2008 arriva Spatuzza e dice: «Vi dimostro che l'ho rubata
io» e indica il luogo esatto del furto. Tutto risolto? Per nulla perche' le
foto i video girati sul teatro della strage dimostrano che quel blocco
motore della 126 rossa a via d'Amelio compare solo alle 13 del giorno
dopo, il 20 luglio. La pista dell'auto che portera' fino a Scarantino e'
prefabbricata? Ci sono sicuramente delle anomalie. La prima, come abbiamo
visto e' la macchina. Come fa Scarantino a rivelare per primo marca,
tipologia e nomedella proprietaria dell'auto rubata se e' un pentito
fasullo?O E¨ stato istruito da qualcuno, oppure ha avuto effettivamente un
ruolo nel furto. Ma, in tal caso, sarebbero le rivelazioni di Spatuzza ad
avere tutt'altro significato e risulterebbero oscure e depistanti. La
seconda anomalia è che la polizia dopo aver rinvenuto il blocco motore
della 126 mette sotto intercettazione la proprietaria della stessa.
Perche'? Da quella intercettazione la polizia arriva fino Candura che
secondo le indagini odierne viene minacciato perche' confessi il furto
indicando in Scarantino il mandante. Terza anomalia: nei giorni seguenti
alla strage arriva una telefonata anonima che segnala un pezzo di carta in
un cestino di rifiuti vicino a via D'Amelio. Gli trovano il disegno di un
uomo con la barba e un saio. Li' per li' nessuno ci fa caso ma quando
Scarantino viene arrestato qualcuno si accorge che quell'identikit si
attaglia perfettamente al suo: '¨ infatti tra i frequentatori di una
comunita' religiosa che durante le cerimonie indossa proprio il saio.
28 settembre 2009

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