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30.03.12

repubblica genova "Diaz", la ferita undici anni dopo lacrime in sala al cinema Corallo

DANIELE Vicari, il regista, giura che guardando questo film i genovesi
scopriranno molte cose che ancora non sapevano. Cose che forse sarebbero
andate perdute nel colpevole processo di rimozione collettivo in atto
dall´alba del 22 luglio 2001. Dice la verità. Ieri sera è bastato
interpretare gli sguardi di quelli che hanno affollato le due sale del
cinema Corallo per l´anteprima nazionale del film. Sentire le loro
emozioni, le lacrime che durante la proiezione non era possibile
trattenere.E poi quel senso di rabbia, di impotenza, di rimorso per non
aver capito allora, per avere in qualche modo metabolizzato quella
tragedia. Moltissime le persone in attesa davanti al cinema sin dalle
20.30. Tra di loro c´erano anche il sindaco Marta Vincenzi e l´assessore
alla Cultura Andrea Ranieri il pm Francesco Cardona Albini, il presidente
del consiglio comunale Giorgio Guerello, il direttore del Teatro Stabile
Carlo Repetti, e ancora Haidi e Giuliano Giuliani. C´erano molti reduci da
quelle sciagurate giornate di quella maledetta estate, manifestanti finiti
prima nell´istituto scolastico di via Battisti e poi nella caserma-lager
di Bolzaneto. C´erano avvocati e medici che undici anni fa cercarono di
aiutare, cercarono di capire, e che loro malgrado sono diventati in
qualche modo parte di una pellicola drammatica ed esemplare. Il film, dopo
una breve introduzione di Vicari, è stato proiettato contemporaneamente in
entrambe le sale.
"Un omaggio a Genova". «Sono orgoglioso di avere partecipato a questo
progetto», diceva commosso Ignazio Oliva, 41 anni, attore genovese che
interpreta la parte di un legale. «Perché quando ho saputo che Vicari
avrebbe girato sono stato io a chiamarlo, chiedendogli una parte: undici
anni fa ero lì, fuori da quella scuola, a vedere quei 93 che venivano
portati via, coperti di sangue. Le ferite non si sono rimarginate. Non è
mai stata fatta giustizia». Oliva e un altro giovane attore genovese,
Davide Iacopino, sono tra i protagonisti di "Diaz", che dal prossimo 13
aprile sarà in circolazione in tutte le sale italiane. La proiezione di
ieri sera - dopo il premio per il pubblico ottenuto al Festival di Berlino
- è stato un doveroso omaggio a questa città. «Era da qui, che dovevamo
cominciare», ha spiegato Domenico Procacci, il produttore. «La vita di
questo film comincia adesso». A Genova, dove tutto è successo.
Un film su Carlo? «In precedenza avevamo anche lavorato ad un progetto per
un film su Carlo Giuliani. L´idea era quella di raccontare il percorso
fatto dai genitori, Heidi e Giuliano, che volevano capire cosa è accaduto
prima e dopo la morte del loro ragazzo, che volevano un processo e non
sono mai riusciti ad ottenerlo. Ma all´epoca, Rai Cinema non era
d´accordo», dice Procacci. «Così siamo partiti con Diaz. Non è stato
facile, però adesso eccoci qui». Nel capoluogo ligure la troupe si era
fermata solo un paio di settimane, la scorsa estate, girando alcune scene
allo stadio Carlini, nel quartiere di San Martino, dove migliaia di
manifestanti no-global avevano trovato ospitalità. Per questioni
logistiche e di budget, la città e in particolare via Cesare Battisti sono
state ricostruite in Romania.
"Niente tesi, solo un buon film". Il film riproduce in maniera dettagliata
gli avvenimenti, così come sono stati ricostruiti durante il processo. Non
ci sono tesi precostituite, nessun indulgere: solo i fatti. «I genovesi
scopriranno molte cose che non sapevano, la dinamica degli avvenimenti è
per molti versi ancora sconosciuta e straordinariamente interessante»,
dice Daniele Vicari. «Perché anche quelli che erano all´interno della
scuola non sanno tutta la storia. Perché non era possibile assistere a
tutte le udienze in tribunale, o leggerne i resoconti. Perché la verità
ufficiale della Polizia di Stato è ancora quella di quel comunicato stampa
che parlava di Black Block arrestati con armi, molotov e ferite pregresse.
Nessuno l´ha mai più smentita». Perché c´è stato un processo di colpevole
rimozione e fortuna che questo film ora è qui, a raccontare come sono
realmente andate le cose. «Non è un progetto a favore o contro qualcosa.
La nostra intenzione era solo quella di fare un buon film. Raccontare
della Diaz e di Bolzaneto, perché è una cucitura di avvenimenti complessi
che da soli perdono significato: non si capiscono i fatti della scuola
senza quelli della caserma, e viceversa».
La reazione dei genovesi. Chissà se dopo aver visto �Diaz´, qualche
funzionario di polizia avrà finalmente la dignità di assumersi le
responsabilità per quanto accaduto. Per ricucire uno strappo con la città
di Genova e con tutto il Paese che dura da allora. «Non credo. Purtroppo.
Nessuno ha mai chiesto scusa. Il capo della polizia ripete che farà di
tutto perché emerga la verità, ma intanto dice che aspetterà l´ultimo
grado di giudizio. E se come probabile si arriva alla prescrizione?»,
chiede Procacci. «Il fatto che questi reati non siano più punibili non
vuole dire che non sono stati commessi». Come reagiranno i genovesi? Non
quelli di ieri sera, quelli li abbiamo visti commossi ed emozionati al
termine della proiezione. I genovesi che da metà aprile andranno al
cinema. A scoprire la vera storia della loro città. «Non ci sono risposte,
in questo film», sostiene Vicari. «Noi ci limitiamo a porre delle domande.
Che sono crude, e sconvolgenti. Io credo che ogni genovese al termine
potrà domandarsi: �Come ha potuto accadere tutto questo nella mia città,
senza che io me ne accorgessi?´».

Processi, ultimo atto a giugno in Cassazione
L´ULTIMO atto processuale per il sanguinario assalto della Polizia di
Stato alla scuola Diaz è atteso nei cinque giorni di giugno (dall´11 al 15
compreso) in cui è fissata a Roma la Cassazione. Il processo di appello si
era chiuso nel maggio del 2010 con 25 sentenze di condanna nei confronti
di super-polizotti e funzionari che nel frattempo sono stati tutti
promossi dal ministero dell´Interno. La quinta sezione potrebbe confermare
la decisione del tribunale precedente ma tutto suggerisce che rinvierà gli
atti a Genova. E in caso di un nuovo procedimento, a dodici anni e mezzo
dai fatti, scatterà automaticamente la prescrizione anche per il reato di
falso (è già intervenuta per la calunnia).
La notte del 21 luglio 2001 oltre duecento agenti, con in testa i
"celerini" del famigerato - e ora disciolto - VII Reparto Mobile,
entrarono nell´istituto di via Battisti massacrando i 93 presenti (cinque
finirono in prognosi riservata: al giornalista inglese Mark Cowell
sfondarono a calci un polmone) e arrestandoli illegalmente, in forza di
prove fasulle e costruite ad hoc.

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