Home Page

09.07.12

Repubblica Genova Diaz, l’anatema di don Gallo “Altro che scuse, riaprite il processo sulla fine di Carlo Giuliani”


Diaz, l’anatema di don Gallo “Altro che scuse, riaprite il processo sulla fine di Carlo Giuliani”


«NON basta. Troppo comodo. E poi, al lungo elenco delle scuse, mancano i
veri protagonisti: Claudio Scajola che era il ministro degli Interni,
Gianfranco Fini che era il vicepremier, De Gennaro che era il capo della
polizia, i vertici di Cgil, Cisl e Uil: ancora oggi ci devono spiegare
perché, a differenza della Fiom, non erano in piazza con noi». Se c’è
un’autorità morale in grado di indicare “a che punto è la notte” — dopo la
sentenza della Cassazione sull’assalto alla Diaz che ha portato alla
decapitazione dei vertici della polizia — quella è don Andrea Gallo. Che
ora propone: «La partita si chiude solo riaprendo il processo di piazza
Alimonda. Solo trovando verità e giustizia sulla fine di Carlo Giuliani e
sull’assalto premeditato a un immenso corteo di persone pacifiche sarà
possibile voltar pagina».

“Ora riaprite il processo per la morte di Carlo”
Don Gallo e la sentenza di condanna dei vertici della polizia: “Parlino
Fini e Scajola”
L’intervista
RAFFAELE NIRI

«NON basta. Troppo comodo. E poi, al lungo elenco delle scuse, mancano i
veri protagonisti. Manca Claudio Scajola che era il ministro degli
Interni, manca Gianfranco Fini che era il vicepremier, manca De Gennaro
che era il capo della polizia. E mancano i vertici di Cgil, Cisl e Uil:
ancora oggi ci devono spiegare perché, a differenza della Fiom, non erano
in piazza con noi».
Il sottosegretario De Gennaro ha appena chiesto scusa. Dice: “Resta nel
mio animo un profondo dolore per tutti colore che a Genova hanno subito
torti e violenze”.
«E cosa vuol dire? Cosa ha fatto l’allora capo della polizia De Gennaro
affinché quei torti e quelle violenze non fossero inferti? ».
Come si chiude, allora, la partita?
«Riaprendo il processo di piazza Alimonda. Solo così, solo trovando verità
e giustizia sulla fine di Carlo Giuliani e sull’assalto premeditato ad un
immenso corteo di persone pacifiche sarà possibile voltar pagine.
Attenzione, ho detto voltar pagina: non chiudere il libro, perché quello
resterà
aperto. Sempre».
Se c’è un’autorità morale in grado di indicare “a che punto è la notte” —
dopo la sentenza della Cassazione sull’assalto alla scuola (in realtà
Pertini, anche se nell’immaginario collettivo è passato il nome Diaz) che
ha portato alla decapitazione dei vertici della polizia — quella autorità
è don Andrea Gallo.
Contento della sentenza?
«Figuriamoci se non sono contento: sono sempre felice quando vince la
verità. Da religioso e da partigiano. Dico però che la mole di prove era
talmente schiacciante che non poteva esserci un esito diverso. Dico anche,
con la medesima evidenza, che mancano alcuni nomi, tra i condannati.
Prenda De Gennaro: se veramente i suoi collaboratori avessero fatto questo
macello senza avvertirlo andrebbero condannati per insubordinazione,
fucilati alle spalle. E il signor Manganelli, che oggi si scusa tanto, era
il vicecapo della polizia: anche lui non c’era e se c’era dormiva? ».
Poi ci sono quello che nemmeno ci pensano, a chiedere scusa.
«Il caso più clamoroso è quello del ministro degli Interni. Qualche giorno
dopo, per maggiore onore e gloria di Scajola, il
Secolo
pubblicò il diario della di lui moglie, con tanti passaggi edificanti.
“Venerdì sera mio marito arriva a casa stanchissimo — spiega lady Scajola
— e sabato mattina dormiamo
tanto e poi andiamo a fare shopping. Alle nove siamo già a letto, alle
dieci Claudio riceve una telefonata, accende la lucina da letto, non l’ho
mai visto così bianco in faccia”. Stavano assaltando la Diaz e al signor
ministro lo dicono a cose fatte. Era tutto nelle mani di De Gennaro, che
dall’inchiesta nemmeno viene
sfiorato».
Non è l’unico.
«Il signor Gianfranco Fini ancora oggi ci deve dire cosa è andato a fare,
con Bornacin, a San Giuliano, quali oprdini ha impartito, perché dal
momento della sua visita è cambiato l’atteggiamento delle cosiddette Forze
dell’Ordine».
Fini è il presidente della Camera.
«E allora? A maggior ragione, essendo la terza carica dello Stato,
dovrebbe essere cristallino e spiegare ogni suo gesto. Signor Fini, perché
un corteo pacifico e autorizzato, tranquillo e gioioso, è stato assalito
in via Tolemaide? E poi, all’elenco delle scuse, mancano i sindacati. Non
con lo stesso livello di responsabilità, d’accordo, ma qualcuno lo vuole
dire che se la Cgil avesse fatto il servizio d’ordine non ci sarebbero
stati i Black bloc o comunque i danni sarebbero stati molto, molto più
contenuti? I vertici del sindacato — Cgil, Cisl e Uil — ci vogliono dire
perché hanno lasciato alla sola Fiom il compito di scendere in piazza con
cinquecentomila persone? Ho sentito pontificare la Camusso, mi viene da
sorridere: adesso tutti parlano di verità e giustizia, senza chiedersi
perché allora si sono girati dall’altra parte».
Adesso ringraziamo i magistrati e voltiamo pagina?
«Certo, ringraziamo i magi-strati, e soprattutto quelli della Corte
d’Appello che sono stati coraggiosissimi. Ma non voltiamo pagina. Per
voltarla serve chiarezza su cosa è successo intorno a piazza Alimonda. E
poi, ricordiamocelo tutti e con buona pace del giudice Caselli, se i
nemici dell’economia imperante al G8 erano tutti quei ragazzi che
gridavano “Un altro mondo è possibile”, oggi i nemici dell’economia
imperante sono i ragazzi della Val di Susa. Li caricano come allora e
loro, come allora, chiedono giustizia. Attenzione a non girarci dall’altra
parte, ancora una volta».

.
.