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03.10.12

Repubblica Genova Don Gallo: “Ora la ferita si può sanare questa è una vittoria della democrazia”

WANDA VALLI

DON Andrea Gallo ha vissuto il G8 con i giovani migranti, ha camminato con
loro, è andato in giro per la città che via via veniva ferita nella sua
democrazia.
Lo ha ricordato, con gli orrori e le brutture che lo hanno segnato, anno
dopo anno, anniversario dopo anniversario.
ADESSO commenta le motivazioni della Cassazione sul caso Diaz, la scuola
dove 93 persone, quasi tutti ragazzi e ragazze, vennero picchiati e feriti
dalla polizia. Commenta le parole severissime dei giudici, contro la
polizia colpevole di “violenza ingiustificata primitiva vendicativa”,
violenza voluta da chi stava ai vertici, violenza che ha danneggiato il
nome dell’Italia. E’ stato «un grosso passo avanti», dice don Gallo «non
contro la polizia ma contro chi ha commesso abusi fisici e psicologici,
che ancora adesso si portano addosso alcuni di quei giovani
». Il merito è della democrazia «di chi ha resistito e della magistratura
che ha aiutato a guarire la ferita di Genova».
Don Andrea Gallo, il caso Diaz è definitivamente chiuso, i giudici della
Cassazione hanno usato parole durissime
contro chi ha ordinato l’assalto alla scuole, le botte. Genova può voltar
pagina, almeno questa pagina?
«Di fronte a certe motivazioni, vuol dire proprio che in quella settimana
di luglio del 2011, si è voluto impedire ai
giovani di lanciare il loro grido, di dire che “un altro mondo è
possibile”. Avevano ragione allora, e oggi quella resta un’invocazione
attualissima, nella crisi del capitalismo della finanza
».
Genova come ne esce?
«E’ stata una ferita aperta anche per colpa delle cattive informazioni.
Abbiamo scampato, meglio abbiamo rischiato, un momento di sospensione
della democrazia, eravamo all’inizio di un golpe. La città deve ancora
approfondire. Del resto, fin dall’inizio ho visto che si calcava la mano
sui giovani devastatori, ma non si capiva bene chi fossero, dove agissero.
Per i 10 anni del G8 è venuto padre Alex Zanotelli, per me è stato un
grande conforto, lui ha capito bene com’è andata».
I giudici della Suprema Corte hanno usato parole durissime e di grande
chiarezza: violenza ingiustificata, primitiva, vendicativa.
«E’ davvero una vittoria della democrazia che è ancora radicata, a Genova,
in Italia».
Ma don Gallo, si aspettava giudizi così severi dalla Suprema Corte?
«Sono passati dieci anni, certo Mark Covell ha ottenuto un risarcimento,
ma l’hanno quasi ucciso di botte. Quel sabato sera, verso le dieci, io ero
dalle parti della Diaz, perché in quei giorni giravo per tutta la città,
per strada c’era il deserto e miei amici che abitano lì vicino mi hanno
raccontato di essere stati svegliati dall’incursione della polizia, non da
altro, non dai ragazzi che erano
andati lì a dormire».
La Suprema Corte ha sottolineato e consegnato alla storia quello che altri
giudici hanno ricostruito. Anche loro non si sono arresi, hanno difeso la
democrazia?
«In generale, in questi dieci anni, siamo andati in giro per le piazze, a
parlare alle coscienze perché non dimenticassero, la democrazia di chi non
si è arreso, e la magistratura è tra questi. Così ha aiutato a guarire,
almeno a far rimarginare, la ferita di Genova, sgombrando anche
il campo da tanti errori o timori ».
Quali?
«Uno su tutti: la Commissione di inchiesta parlamentare, noi la
chiedevamo, gente come Di Pietro si è opposta sostenendo, o temendo, che
avrebbe potuto essere contro la polizia. Sbagliato, nessuno ha nulla
contro le forze di polizia, anzi, le vogliamo vicine a noi, per
difenderci. I giudizi dei magistrati della Cassazione stabiliscono che
anche loro possono sbagliare, per di più se sono i loro superiori a
ordinare incursioni violente, senza ragione».
Possiamo provare a dimenticare le brutture di Genova 2011?
«In giro per l’Italia ho incontrato spesso alcuni giovani di quella notte
o di Bolzaneto, molti lamentano ancora danni psicologici, molti non hanno
fatto denuncia per paura. Comunque, sì, alla fine, è un grosso passo
avanti. Per Genova, per la democrazia».
(w.v.)


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