17.02.11
Repubblica Genova Pediatra pestata a sangue al G8 ora il ministero dovrà pagare
Lo Stato, che si era opposto alla prima sentenza, dovrà risarcire la
pacifista aggredita durante le manifestazioni del luglio 2001
Pediatra pestata a sangue al G8 ora il ministero dovrà pagare
MASSIMO CALANDRI
ADESSO lo Stato italiano deve pagare. Basta con le perdite di tempo, basta
con i silenzi e le assenze, con gli appelli, basta con i «non ricordo».
Deve pagare, e basta. Si ricomincia da quella che nell´aprile del 2007 era
stata prima sentenza di condanna nei confronti del Ministero dell´Interno,
colpevole delle illecite e gratuite violenze dei suoi poliziotti durante
il G8. Il tribunale del capoluogo ligure ha dato ancora ragione a Marina
Spaccini, pediatra di origine triestina, pacifista che per quattro anni
aveva lavorato in due ospedali missionari del Kenia. Alle due del
pomeriggio del 20 luglio, era il 2001, venne pestata a sangue in via
Assarotti. Partecipava alla manifestazione della Rete Lilliput, era tra
quelli che alzava in alto le mani dipinte di bianco urlando: «Non
violenza!». Gli agenti e i loro capi avrebbero poi raccontato che stavano
dando la caccia ad un gruppo di Black Bloc, che c´era una gran confusione
e qualcuno tirava contro di loro le molotov, che non era possibile
distinguere tra "buoni" e "cattivi": bugie smascherate nel corso del
processo, come sottolineato dal giudice istruttore Angela Latella. I
cattivi c´erano per davvero, ed erano ed erano i poliziotti che a
bastonate aprirono una vasta ferita sulla fronte del medico triestino. Dal
momento che quegli agenti, come in buona parte degli episodi legati al
vertice, non sono stati identificati, il giudice aveva deciso di
condannare il Ministero dell´Interno. Una cifra tutto sommato modesta,
cinquemila euro tra invalidità, danni morali ed esistenziali. Ma lo Stato
si era comunque opposto. Aveva presentato appello. La corte ha detto che
il Ministero deve pagare. E basta. A questo punto vale la pena di
ricordare la motivazione del precedente giudice. «Se risulta chiaramente
che la Spaccini sia stata oggetto di un atto di violenza da parte di un
appartenente alle forze di polizia, non si può neppure porre in dubbio che
non si sia trattato né di un´iniziativa isolata, di un qualche autonomo
eccesso da parte di qualche agente, né di un fatale inconveniente durante
una legittima operazione di polizia volta a riportare l´ordine pubblico
gravemente messo in pericolo». Perché l´intervento della polizia non fu
«legittimo», è ormai abbastanza chiaro. Lo hanno confermato i testimoni e
in un certo senso gli stessi poliziotti e funzionari, con le loro
contraddizioni: «Gli aggressori erano diverse decine; l´ordine era di
caricarli, disperderli ed arrestarli», hanno detto, interrogati. Ma poi
risulta che furono arrestati solo due ragazzi (non feriti), la cui
posizione fu in seguito peraltro archiviata. La pacifista era assistita
dall´avvocato Alessandra Ballerini.
