Home Page

14.10.11

repubblica genova Processo Diaz verso la prescrizione e la Rai snobba il film Black Block

Processo Diaz verso la prescrizione e la Rai snobba il film Black Block

Quindici talloncini di ricevute di ritorno incollano a Genova gli atti del
processo per l´assalto alla scuola Diaz. Da un anno e mezzo gli atti
giacciono nella cancelleria della Corte d´Appello in attesa di essere
mandati alla Cassazione. La prescrizione per i capi della polizia si
avvicina ma il presidente della Corte Mario Torti dice: «Abbiamo fatto
quello che dovevamo, l´intoppo è degli ufficiali giudiziari a Roma».
Intanto, il documentario Black Block sulla Diaz presentato a Venezia viene
ignorato dalla Rai. Nessuno vedrà in televisione i volti delle vittime
mentre raccontano il massacro del 2001.

Diaz, il colpo di spugna dietro l´angolo
Il presidente di Corte d´Appello: 15 notifiche bloccano la Cassazione e
avvicinano la prescrizione
MARCO PREVE

Scoprire che uno dei processi più importanti della storia d´Italia rischia
il limbo della prescrizione per colpa di quindici banalissimi talloncini
di ricevuta di ritorno, è un´esperienza sconcertante. Non riuscire a
capire di chi sia la responsabilità dell´ingranaggio inceppato è invece
inquietante.
D´altra parte, la storia giudiziaria, mediatica e politica del brutale
assalto alla scuola Diaz durante il G8 del 2001, è contrassegnata da
ostacoli naturali e artificiali che ne hanno rallentato e nascosto
l´accertamento delle responsabilità.
Questo ultimo capitolo lo racconta a Repubblica il giudice Mario Torti,
presidente della Corte d´Appello di Genova, da alcuni mesi nel mirino sia
della procura Generale che degli avvocati delle parti civili della Diaz (i
93 ragazzi massacrati dalla polizia), che lo avevano sollecitato, già ad
aprile, a capire perché gli atti del processo, a un anno e mezzo dalla
sentenza di condanna per 27 alti funzionari di polizia, fossero ancora
fermi nella cancelleria del Palazzo di giustizia di Genova invece di esser
stati trasmessi alla Corte di Cassazione. Un ritardo monstre che, oltre a
contravvenire alle norme della Corte Europea dei Diritti dell´Uomo,
rischia di vanificare con la prescrizione dieci anni di indagini
difficilissime. Dei due reati non ancora prescritti (falsi e lesioni
gravi), il falso si prescriverà agli inizi del 2013 e considerata la
delicatezza della vicenda e possibili lungaggini in corso d´opera, un anno
potrebbe non bastare alla Cassazione per pronunciarsi.
Presidente Torti, cosa succede all´incartamento Diaz.
«Che mancano ancora 15 ricevute di notifiche, quindici talloncini, per
capirci, da allegare al fascicolo da mandare in Cassazione. Fossero solo
un paio, potremmo spedire tutto lo stesso ma con quindici rischiamo di
farci rimandare in dietro tutto quanto».
Concretamente dove sta l´intoppo?
«Gli ufficiali giudiziari le notifiche (agli imputati, ndr) le hanno fatte
tutte. Cosa ci manca, per parlare in termini postali, è la ricevuta di
ritorno che riteniamo sia ferma a Roma presso gli stessi ufficiali
giudiziari».
La sentenza è del maggio 2010, a ottobre erano stati presentati i ricorsi.
Di tempo ne è passato parecchio. Lei ha controllato personalmente?
«No, ho incaricato la responsabile della nostra cancelleria di farlo».
Lei però è responsabile dell´ufficio e a lei erano giunti i solleciti,
forse siete partiti in ritardo.
«In effetti sono stato sollecitato dalla procura Generale (in primavera
era stato il Pg Luciano Di Noto, oggi in pensione, a chiedere che
l´incredibile impasse fosse sbloccata, ndr), e dagli avvocati delle parti
civili. A mia volta ho chiesto ai dirigenti degli uffici e la risposta è
questa: aspettiamo le ricevute».
Lei sa che tanti ritengono che il ritardo sia strettamente correlato ai
nomi degli imputati, alcuni dei massimi dirigenti della polizia,
condannati a pene pesanti in appello.
«Guardi, posso risponderle che a chiedermi informazioni sulla trasmissione
degli atti a Roma sono stati anche alcuni avvocati difensori degli
imputati, segno che anche per loro c´è interesse ad andare in Cassazione
in tempi rapidi».
Lei può sollecitare ulteriormente?
«Abitualmente non mi occupo di questi aspetti. L´ho fatto per questa
vicenda particolare. Come ho già detto, ho chiesto alla dirigente della
cancelleria di attivarsi, ma non possiamo far altro che aspettare».
Il ritardo viola anche i principi della Corte Europea dei Diritti
dell´Uomo.
«Lo so, ma noi quello che dovevamo fare lo abbiamo fatto».
E quando avrete finalmente le ricevute?
«Ho già pronto il Fiat Doblò del mio ufficio per mandare tutte le carte a
Roma. In genere utilizziamo le forze dell´ordine, ma data la delicatezza e
particolarità del caso sarà il mio autista ad effettuare il trasporto».


E la Rai "snobba" il film verità sul massacro Black Block programmato solo
sulle tv europee

"Un´occasione unica perché il Tribunale vietò le riprese del processo"
"Nessun interesse dalle televisioni italiane ma siamo stati invitati ad
Amsterdam"

Chi ha paura del processo Diaz? Sicuramente la Rai se ne tiene alla larga.
Capita, infatti, che il film documentario Black Block, accolto con
successo dalla critica all´ultimo Festival del Cinema di Venezia, non
rientri nei piani delle televisioni italiane.
Paradossalmente, invece, entro breve tempo potrebbe essere trasmesso dalle
tivù di alcuni paesi europei.
Questo retroscena è emerso mercoledì pomeriggio nel corso della
presentazione, alla Fnac di Genova, del cofanetto Black Block che oltre al
dvd con degli extra contiene anche un libro con numerosi interventi
dedicati sia alle vicende giudiziarie della scuola del Genoa Social Forum,
che al fenomeno Black Block analizzato dal punto di vista mediatico.
Alla Fnac c´era naturalmente Carlo A. Bachschmidt, il regista del
documentario prodotto e distribuito da Fandango. Bachschmidt ha fatto
parte della squadra del supporto legale che, durante i processi del G8, ha
lavorato a stretto contatto con gli avvocati del Genoa Legal Forum che
hanno assistito le vittime dell´assalto alla scuola Diaz.
In questo ruolo tecnico Bachschmidt, che è un architetto, ha visionato ore
e ore di filmati poi utilizzati come prove che hanno portato alla condanna
in appello di 27 alti funzionari di polizia. E ha potuto parlare a lungo
con i giovani massacrati dai manganelli e dagli anfibi dei celerini. Il
suo film è la ricostruzione di quanto avvenuto alla Diaz attraverso il
racconto di alcune delle vittime. Un´occasione unica per il grande
pubblico di vedere e sentire raccontare, giovani tedeschi, inglesi,
spagnoli, belgi la cui vita è cambiata in quei minuti di violenza brutale.
«Unica perché - come ha sottolineato l´altra sera alla Fnac l´avvocato
Emanuele Tambuscio, che con la collega Laura Tartarini compare negli extra
del dvd - anche se l´Italia è il paese nelle cui televisioni finiscono in
prima serata tutti i processi più scabrosi della cronaca nera, il
tribunale di Genova vietò, incredibilmente, le riprese del processo Diaz
impedendo così che i terribili racconti delle vittime potessero
raggiungere il grande pubblico».
Quando a Carlo Bachschmidt è stato chiesto qual è la situazione della
distribuzione del film ha risposto così: «Non è un documentario voluto
dalle sale cinematografiche e fino ad oggi non è stato manifestato nessun
interesse dalla Rai, senza parlare delle altre televisioni. Per fortuna,
la buona critica di Venezia ha suscitato interesse e stiamo per andare ad
Amsterdam dove siamo stati invitati ad un festival particolarmente seguito
dalle televisioni europee. Abbiamo buone speranze e per quanto assurdo
possa sembrare potrebbe capitare che Black Block venga programmato sulla
tivù di qualche altro paese europeo prima dell´Italia».
(m. p.)

.
.