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21.07.11

secolo xix IN 500 RICORDANO LA MORTE DI GIULIANI: CORI E PUGNI CHIUSI, NESSUNA TENSIONE

IL DECENNALE DEL VERTICE DEGLI SCONTRI
IN 500 RICORDANO LA MORTE DI GIULIANI: CORI E PUGNI CHIUSI, NESSUNA TENSIONE

secolo xix 21.7.11

G8, la contestazione non si arrende

I MANIFESTANTI IN PIAZZA ALIMONDA: “NON VI PERDONIAMO”

GENOVA. Qesta piazza sembra un po’ più nitida, oggi, forse perché da dieci anni siamo abituati a rivederla nei frame pieni di fumogeni e terrore, le mani di chi c’era che tremano mentre la telecamera stringe sul corpo di Carlo Giuliani. Dieci anni dopo, nel giorno che segna l’inizio delle ricorrenze più attese, sentite e pure temute, un cerchio che non si chiude poiché non c’è stata mai riconciliazione e quindi perdono da chi ha subito soprusi inimmaginabili (Genova compresa), ecco oggi sulla strada per piazza Alimonia è tutta un’altra storia.
E bisogna concentrarsi al massimo sui compressori d’un cantiere, per farsi ronzare di nuovo nelle orecchie il rumore dl disastro, è impossibile sentirne l’odore.
In piazza, dietro una gigantografia del “Quarto Stato” di Giuseppe Polizza da Volpedo, il quadro-simbolo dello sciopero e del proletariato che avanza, s’è radunata- per dire- la testa della Digos in borghese, i funzionari che controllano a qualche decina di metri e la tensione si scioglie in fretta. Non succederà niente di grave, come lo intende chi del G8 ha in mente solo il fumo e le fiamme e i vetri spaccati. E si capisce già a un’ora dal raduno che ingloba tanti reduci (l’uomo della trave Massimiliano Monai che insieme ai figli gira intorno al punto dove lo immortalarono nelle foto diffuse in tutto il mondo), qualche bandiera di partito, una rappresentanza del Fai ( la Federazione anarchica), la Fiom, drappelli sciolti fra Culmv e Fincantieri, due rappresentanti dell’Unione generale del lavoro tunisino, rigorosamente in ordine sparso. Però. E’ la stessa manifestazione, equilibrata e riempita da cinquecento persone che non hanno voglia e intenzione di alzare troppo i toni, in cui si comprime ma contemporaneamente rilancia la rabbia: per i processi che rischiano di finire con un nulla di fatto, per la violenza che ha soffocato le ragioni di tutti, nell’attesa del grande corteo fissato per sabato su cui auspici e indiscrezioni non sempre quadrano.
Non inizia proprio benissimo, al mattino, quando due ragazze tedesche sono fermate sul pulmino che punta la piazza, accompagnate in questura”per identificazione” . Una fu arrestata, e scagionata, giusto dieci anni fa, e proprio nei rastrellamenti successivi alla guerriglia. Il caso si risolve e loro ci sono, dalle 15 quando la mini-folla inizia ad assieparsi sotto il palco allestito preciso nel punto in cui il Defender dei carabinieri si piantò contro un cassonetto, e Mario Placanica “sparò dritto, ad altezza uomo-insiste Giuliano Giuliani-, chi può credere alla teoria del sasso che deviò il colpo?”
Si rianima di fiori e striscioni il sacrario laico cancellato dal tempo, e molta insofferenza, sulle inferiate della chiesa del Rimedio, con l’apporto decisivo e abbastanza imprevedibile degli “antiterroristi cubani”, segno che il mare di antagonismo in piazza Alimonia è molto grande e non completamente definito. Parla Eugenio Damasco, uno studente delle superiori che nel 2001 aveva otto anni, discute di scuola e privilegi; parla Don Luigi Ciotti, leader del movimento antimafia “Libera”: “Ricordare le vittime vuol dire impegnarsi di più”. Don Andrea Gallo invoca la “non violenza attiva e peccato che la chiesa qui davanti sia chiusa”. Sono le 17,27, nessun silenzio, ma è quell’ora, Genova dieci anni dopo. Si sentiva un uomo dietro la sua macchina da presa urlare:”No!”, Carlo Giuliani che stramazza a terra e le sirene e un disordine fuori dal tempo. Ora un applauso, Bella Ciao, la targa con il nome e la parola “ragazzo”, musica subito dopo e poi pezzi della sentenza sulla Diaz, su Bolzaneto, “non si può perdonare”. Ferite aperte, e il tempo non è sempre galantuomo sebbene allontani gli eccessi.

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