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18.07.11

LETTERA APERTA AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA ITALIANA

LETTERA APERTA AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA ITALIANA

Sig. Giorgio Napolitano

Signor Presidente,

tra pochi giorni sarà il decimo anniversario dei fatti di Genova, luglio
2001.

In questi lunghissimi dieci anni ho scritto molte lettere: ai Presidenti
della Repubblica, ai Presidenti del Consiglio, ai ministri, ai parlamentari,
che si sono succeduti.

Sollecitando risposte, prese di posizione, di fronte agli abusi compiuti
dalle forze di Polizia in quei giorni ed ampiamente documentate e provate
dai processi e dalle sentenze in merito ai fatti di strada, alle violenze
perpetrate alla Scuola Diaz ed a Bolzaneto.

Non ci sono mai state risposte e questa è l’ultima lettera che scriverò, la
mia mano è stanca e la mia voce quasi afona.

Il procuratore generale di Genova: Luciano Di Noto, in un’intervista, ha
detto parole molto chiare sul comportamento tenuto dalle istituzioni
pubbliche in merito agli abusi di potere, i falsi, le calunnie, le violenze
attribuiti alle forze di polizia durante il G8 di Genova. Sono parole
importanti, dato il ruolo e il prestigio personale di chi le ha pronunciate.

Secondo Luciano Di Noto, di fronte ai fatti avvenuti alla scuola Diaz e
nella caserma di polizia di Bolzaneto, qualcuno doveva chiedere scusa e chi
aveva alte responsabilità doveva dimettersi.
Da anni chiedo le stesse cose - scuse e dimissioni - ma nessuno, ai vertici
dello stato, ha mai avuto il coraggio di dare una risposta. Si è fatto finta
di non sentire, di non sapere, si sono accampate le scuse più varie - ci
sono le inchieste in corso, aspettiamo il giudizio di primo grado, poi di
secondo grado, poi di terzo grado... - rifiutando, con vigliaccheria, una
seria assunzione di responsabilità.

Continuo a pensare, come il procuratore generale, che le scuse alle vittime
degli abusi, e a tutti i cittadini, non possano tardare oltre. Ora è
l’ultima occasione per rimediare a un’omissione che ha menomato la
credibilità delle istituzioni democratiche italiane. Questa settimana,
saranno a Genova molte delle vittime italiane e straniere di quegli abusi,
persone che hanno collaborato lealmente con la magistratura italiana,
testimoniando davanti ai giudici e partecipando ai processi come parti
civili; sono persone che meritano il ringraziamento delle nostre
istituzioni.

E’ arrivato il momento che Lei, il presidente della Repubblica, dica una
parola chiara e chieda scusa a nome dello stato, è una questione, ormai, di
dignità delle istituzioni.

Quanto alle mancate dimissioni (e le numerose promozioni) di chi aveva ed ha
tuttora ruoli di alta responsabilità, nonostante le condanne in primo e
secondo grado, è legittimo chiedersi: “che polizia abbiamo?” La mia
risposta è che abbiamo una polizia, a partire dal vertice, che ha mancato di
rispettare i propri obblighi morali e civili di fronte ai cittadini ed alla
Costituzione. Un vertice di polizia che ha perduto ogni credibilità.

La nostra Carta fondamentale all’articolo 54 dice: “I cittadini cui sono
affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed
onore, prestando giuramento nei casi stabiliti dalla legge”.
In questi dieci anni concetti come onore, responsabilità, lealtà
istituzionale sono rimasti ai margini, arrecando un grave danno alle nostre
istituzioni. Se qualcuno, a partire da Lei, vuole impegnarsi per
rimarginare la ferita aperta nel luglio 2001, diventata una piaga purulenta
nel decennio seguente, è ora che si faccia avanti.

Enrica Bartesaghi

Presidente Comitato Verità e Giustizia per Genova

www.veritagiustizia.it

Genova, 18 luglio 2011

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