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11.02.09

corriere «Scuola Diaz, violenze disumane nella certezza dell'impunita'»

g8 di genova, le motivazioni della sentenza
«Scuola Diaz, violenze disumane nella certezza dell'impunita'»
I giudici: «Nessun complotto, ma quello che avvenne non puo' avere nessuna giustificazione»

GENOVA - «Quanto accadde all'interno della scuola Diaz Pertini fu al di
fuori di ogni principio di umanitĂ , oltre che di ogni regola ed ogni
previsione normativa, anche se fu disposta in presenza dei presupposti di
legge». Il presidente della terza sezione del Tribunale penale di Genova,
Gabrio Barone, e i due giudici a latere hanno messo nero su bianco, in 400
pagine, le motivazioni della sentenza sui reati commessi nell'irruzione
alla scuola Diaz accaduti durante il G8 del luglio 2001 a Genova. La
sentenza aveva fatto discutere: 13 condanne su 29 imputati, comminati 36
anni e 7 mesi di reclusione rispetto alla richiesta di oltre 100 anni da
parte dei Pm. In pratica la Corte aveva ritenuto provate solo le violenze
attribuite al reparto mobile della Polizia condannando tutti i suoi
componenti identificati. Per i restanti aveva fatto premio il dubbio:
impossibile il riconoscimento dei tanti poliziotti con casco o fazzoletto
sul viso, impossibile attribuire a ogni singolo imputato fatti specifici.
«Quanto avvenuto in tutti i piani dell'edificio scolastico con numerosi
feriti di cui diversi anche gravi tale da indurre lo stesso imputato
Fournier a paragonare la situazione ad 'una macelleria messicana' - si
legge ancora nel documento - appare di notevole gravitĂ sia sotto il
profilo umano che legale. In uno stato di diritto non è accettabile che
proprio coloro che dovrebbero essere i tutori dell'ordine e della legalitĂ
pongano in essere azioni lesive di tali entitĂ , anche se in situazioni di
particolare stress»

NESSUN COMPLOTTO - Le violenze alla Diaz, si legge ancora, non furono però
frutto di «un complotto in danno degli occupanti» della scuola, né ebbero
carattere «di spedizione punitiva» o di «rappresaglia». «A parte la
carenza di prove concrete - scrivono i giudici - appare assai difficile
che un simile progetto possa essere stato organizzato e portato a
compimento con l'accordo di un numero così rilevante di dirigenti,
funzionari e operatori della polizia». Piuttosto si ritiene «che i
dirigenti fossero convinti che l'operazione avrebbe avuto un rilevante
successo e si sarebbe conclusa con l'arresto dei responsabili delle
violenze e delle devastazioni dei giorni precedenti», anche perché «ben
difficilmente La Barbera, Luperi e Gratteri avrebbero avvisato i
giornalisti di quanto si stava compiendo».

INGIUSTIFICATE - In ogni caso, l'esplodere della violenza all'interno
della scuola non può «trovare giustificazione se non nella consapevolezza
di poter agire senza alcuna conseguenza e quindi nella certezza
dell'impunità ». «Se dunque non può escludersi che le violenze abbiano
avuto un inizio spontaneo da parte di alcuni - si prosegue nel documento -
è invece certo che la loro propagazione così diffusa e pressoché
contemporanea presupponga la consapevolezza da parte degli operatori di
agire in accordo con i loro superiori che comunque non li avrebbero
denunciati». I giudici osservano inoltre come «non sia del tutto
incredibile che l'inconsulta esplosione di violenza all'interno della Diaz
abbia avuto un'origine spontanea e si sia quindi propagata per un effetto
attrattivo e per suggestione tanto da provocare, anche per il forte
rancore sino ad allora represso, il libero sfogo all'istinto determinando
il superamento di ogni blocco psichico e morale, nonché dell'addestramento
ricevuto».

MOLOTOV - Per quanto riguarda il falso ritrovamento delle molotov
all'interno della scuola, scrivono ancora i giudici, non ci sono prove
certe «ma semplici indizi non univoci» circa la consapevolezza da parte
dei vertici della polizia, Giovanni Luperi (ex vicedirettore Ucigos) e
Francesco Gratteri (ex direttore dello Sco). «Se è vero che gli elementi
indicati dall'accusa possano da un lato determinare il sospetto circa la
consapevolezza da parte dei citati imputati della falsitĂ del ritrovamento
delle bottiglie molotov all'interno della scuola - si legge nel documento
- è anche vero dall'altro che non possono valere a provarla con la dovuta
certezza trattandosi di semplici indizi non univoci».

COMITATO VERITĂ€ E GIUSTIZIA - Dopo aver conosciuto le motivazioni dei
giudici il Comitato VeritĂ e Giustizia per Genova torna a chiedere «le
immediate dimissioni dei dirigenti che parteciparono all'operazione» nella
scuola Diaz: «Sono stati assolti sul piano penale - si afferma in una nota
di commento alle motivazioni della sentenza, depositate martedi' - ma sono
pienamente responsabili sul piano etico e professionale: non si accorsero
dei falsi, non fermarono le violenze, non hanno nemmeno partecipato alla
ricerca della verita' , disertando tutte le udienze del processo e
avvalendosi della facoltĂ di non rispondere alle domande dei pm. Anche il
capo di una polizia che agisce in modo disumano contro cittadini inermi
non può restare al suo posto».

http://www.corriere.it/cronache/09_febbraio_10/diaz_motivazioni_sentenza_ef2d7a22-f783-11dd-8e36-00144f02aabc_print.html

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