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19.10.07

Il Giornale G8, COMMISSIONI E LA VERITÃ


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G8, COMMISSIONI E LA VERITÃ

di Massimiliano Lussana - venerdi' 19 ottobre 2007, 07:00

Clicca per ingrandire Fin da quando eravamo piccolini e si giocava a
guardie e ladri, mi e¨ sempre piaciuto stare dalla parte delle guardie. Lo
sono sempre anche oggi, persino quando chi viola la legge ha qualche
attenuante. Ad esempio, e¨ giusto punire severamente gli evasori fiscali,
ma forse sarebbe più giusto se le aliquote non fossero folli, ai confini
del 50 per cento, vere e proprie rapine legalizzate. Eppure, anche se una
legge e¨ sbagliata, si lotta alla morte per cambiarla, ma la si rispetta.
Quindi, ad esempio, si fanno gli scontrini. E non si fa politica, come e¨
accaduto anche a una parte del centrodestra nostrano, solidarizzando con
chi non li emette.
In questo quadro, durante il G8 siamo stati senza alcun tentennamento
dalla parte dei poliziotti. Chiaramente non di quelli (e ci sono stati)
che hanno infierito su ragazzi inermi, ma di tutti gli altri sì. Non
abbiamo avuto alcun dubbio su chi fossero i buoni e chi fossero i cattivi.
Bastava vedere la nostra città in ostaggio di orde barbariche (altro che
black bloc infiltrati!), spesso coperte dal corpaccione inerte del
«movimento».
É qualcosa che abbiamo sempre detto e scritto. Oddio, non che ci volessero
dei geni. Bastava dare un’occhiata alle immagini o anche aver vissuto
almeno qualche minuto in città in quei giorni di fine luglio 2001. Bastava
aver parlato con qualche abitante della Foce, di San Martino, di corso
Italia, trasformati in osceno campo di battaglia dai manifestanti
«pacifici» per autodefinizione e definizione politicamente corretta.
Bastava non essere ciechi e sordi. E credo che la commissione parlamentare
di inchiesta votata dall’Unione nei giorni scorsi, che promette di essere
un processo a senso unico, rischi di dare nuova voce e nuova linfa ai
ciechi e ai sordi.
Fortuntatamente - al di là della «verità » che tanto successo ha nella
pubblicistica dei giornali e delle televisioni e al di là delle frasi ad
effetto sulle «macellerie messicane» - l’ha raccontato nel modo più serio
e più chiaro possibile un magistrato genovese, uno di quei giudici che ci
regala una nuova fiducia nella magistratura e che onora la Procura guidata
da Francesco Lalla. Si chiama Andrea Canciani ed è uno di quelli il cui
nome si legge raramente sui giornali. Il che, già , è un’ottima
credenziale. I lettori del Giornale lo sanno, visto che alla sua
requisitoria abbiamo dedicato la prima pagina nazionale. Quelli di altri
giornali, lo sanno meno. Ma credo che le parole di Canciani meriterebbero
di essere stampate a caratteri cubitali, alla faccia di ogni commissione.
Anche perchè il pm ha ricordato di come i centralini delle forze
dell’ordine fossero subissati di chiamate di cittadini che chiedevano
aiuto: «Non è vero che ci sia stata una caccia all’uomo da parte delle
forze dell’ordine su manifestanti inermi, perchè il corteo di via
Tolemaide delle tute bianche non era composto da pacifisti. Si è trattato
di persone che hanno scelto deliberatamente di contrapporsi alle forze
dell’ordine; non si stavano difendendo, nè erano in pericolo di vita. E mi
chiedo cosa facessero i vari parlamentati presenti al corteo. Eppure erano
chiare a tutti le immagini di quella guerriglia».
Ha detto tutto lui. C’è un giudice a Genova.

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