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03.10.09

.ilgiornale Il commento Chi risarcirĂ la polizia?


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Il commento Chi risarcirĂ la polizia?
di Redazione
Ormai è una specie di genere letterario, con giornalisti specializzati
nell’esercizio: i risarcimenti in ritardo per i manifestanti colpiti
ingiustamente dalle forze dell’ordine durante il G8.
Perfetto. Oggi, però, mi piacerebbe parlare di un altro risarcimento. Ed è
quello che meritano gli agenti genovesi - e in particolare quelli della
polizia, ma anche carabinieri e finanzieri - per le campagne di cui sono
stati oggetto, spesso senza avere altra colpa se non quella di indossare
una divisa. Che, a Genova, per molti - come dimostrano anche i fatti di
questi ultimi giorni e la gravissima aggressione di ieri ai consiglieri
municipali colpevoli solo di cancellare le scritte ingiuriose sui muri, di
cui vi raccontiamo sia su queste pagine, sia in quelle nazionali - è
comunque una colpa grave.
Una colpa che vogliamo condividere con quei ragazzi con la divisa. E così,
come abbiamo solidarizzato con gli agenti accusati di essere tutti volgari
picchiatori durante il G8 (ovviamente censurando coloro che hanno davvero
disonorato la divisa, una piccola minoranza, però), ci piace raccontare
oggi come è finita una serie di episodi che avevano fatto finire sui
giornali la questura di Genova, descritta come il covo della Banda
Bassotti o giù di lì.
Si andava dai poliziotti violentatori di prostitute, a quelli colpevoli di
falso ideologico, a quelli che mangiavano pane e cocaina. Alcuni di loro
(davvero colpevoli) finirono addirittura sul piĂą autorevole quotidiano
nazionale in prima pagina, con tanto di citazioni del Cattivo tenente.
Dopo qualche mese, ci finì pure Patrizia D’Addario, aprendo qualche dubbio
sull’autorevolezza.
Ecco, in pochi giorni sono successe queste cose: le accusatrici dei
violentatori sono state coinvolte in un’altra storiaccia di sfruttamento
della prostituzione; gli accusati di falso ideologico sono stati assolti e
l’esito delle prime ispezioni in questura sugli agenti che sniffavano ha
certificato che si tratta di «fatti isolati, non sintomatici di una deriva
generalizzata o di controlli particolarmente carenti». Insomma, la storia
di mele marce, che però non coinvolge nè l’intera questura di Genova, nè
tantomeno tutta la polizia, nè men che meno tutte le forze dell’ordine.
Ricordo, in quei giorni, titoloni e locandine in cui sembrava che la
polizia fosse tutta marcia. Ricordo anche che, da solo, il Giornale difese
gli agenti e un gentiluomo come il questore Salvatore Presenti.
Come sempre, sono felice del fatto che - messi di fronte alla scelta fra
guardie e ladri - abbiamo scelto le guardie.

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