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28.06.07

La voglia di processare la Polizia


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La voglia di processare la Polizia
Inserito il 25 giugno 2007 alle 17:27:00 da webmaster. IT - AttualitÃ

La notizia dell’avviso di garanzia consegnato al Capo della Polizia e la
sua rimozione dall’incarico ha rinfocolato la polemica sulla presunta
inclinazione della Polizia a gestire alcune situazioni con mano pesante,
deliberatamente e preordinatamente: la forte richiesta del cambio al
vertice sostenuta dalla parte politica più vicina agli organizzatori della
protesta al G8 genovese ne è una prova.

Nei giorni scorsi a riaccendere la miccia era stata la dichiarazione
dell’ex capo dei Nocs Salvatore Genova che ha avvicinato la sua vicenda
personale, attinente alle violenze perpetrate sui brigatisti le cui
confessioni permisero la liberazione del Generale americano Dozier, alle
rivelazioni del Vice Questore Michelangelo Fournier sull’irruzione alla
scuola Diaz nel corso del G8 di Genova.
La distanza fra i due fatti considerati e la mancanza di altri seri
‘indizi’ in un lasso di tempo così ampio fa cadere immediatamente
qualsiasi congettura sulle presunte ‘derive cilene’ della Polizia
italiana, sulla sua fantasiosa ‘tradizione’ di mantenere delle unitÃ
dedite alla sistematica attività di pestaggio e addirittura alla tortura.
Dire o far intendere che esista una cultura delle sevizie, che sussista
nella Polizia in modo permanente o ricorrente la tendenza a praticare
torture o peggio ancora che esistano delle strutture deputate a questi
scopi è un vero e proprio errore se non addirittura una calunnia
funzionale ad altri scopi.
Questo ovviamente non significa affatto approvare o giustificare l’uso di
metodi illegali tanto meno il ricorso alla violenza gratuita o eccessiva.
Ammesso e non concesso, visto che i processi non hanno sancito tale
realtà , che negli anni di piombo ci siano state queste presunte
‘squadrette’ capaci di torturare gli arrestati, non si capisce dove poi si
possa trarre la considerazione che simili fenomeni caratterizzino la
Polizia in modo costante, soprattutto se l’altro pilastro che sostiene il
ragionamento è rappresentato dalla vicenda della Diaz e dalla famosa
testimonianza fornita dal Dr. Fournier al processo per i fatti del G8 del
2001.
Il medesimo funzionario, per esempio, descrivendo ai giudici con
inequivocabile disapprovazione i fatti avvenuti in quell’irruzione, ha
parlato di “situazione completamente fuori controllo», ed in un’intervista
del giorno successivo al principale quotidiano genovese ha testualmente
spiegato “Una cosa la posso confermare: il caso Genova è stato un caso
peculiare. Né prima né dopo sono successi episodi di tale gravità ...”
Quindi è del tutto evidente che sta parlando di un eccesso, grave fin che
si vuole, ma episodico.
Partire dalle vicende in cui alcuni singoli male interpretano la propria
funzione trascendendo colpevolmente i limiti delle norme che assegnano
l’uso della forza allo Stato per teorizzare una patologica inclinazione
del Corpo ad utilizzare metodi non permessi è forviante oltre che
scorretto.
Anche il coinvolgimento del prefetto De Gennaro non deve essere un alibi
per chi vuole far passare questa balzana supposizione: qui sono al vaglio
processuale alcuni singoli comportamenti, non l’intera istituzione.
Sui fatti del G8 e sull’identità dei veri violenti, ci sarebbe poi molto
da dire, ma parlarne nel contesto di queste considerazioni sembrerebbe
cercare delle scusanti, cosa che davvero non serve.

Michele Dressadore
Segretario Regionale
Sap Veneto

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