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22.01.04

Liberazione: 2 agenti penitenziari ammettono gli abusi gravi

LIBERAZIONE
Due agenti penitenziari ammettono gli abusi gravi sui manifestanti fermati
nel 2001
Genova, crolla l'omertà sulle violenze di Bolzaneto
«Le manganellate sono piovute sui manifestanti fermati già mentre
scendevano dai cellulari che li avevano portati a Bolzaneto»: due
"pentiti" - rivela Il Secolo XIX - rompono finalmente il muro d'omertà
sulle violenze commesse da appartenenti alle forze dell'ordine nella
caserma della Celere di Genova trasformata da Castelli in carcere
provvisorio per le retate del G8.

Grazie ai due agenti penitenziari, la cui identita' viene gelosamente
custodita in Procura, un vero colpo di scena piomba sul processo alla
vigilia della chiusura delle indagini perche' la prima volta che
esponenti delle forze dell'ordine ammettono le violazioni pesanti della
legalita' nella caserma della periferia nord di Genova confermando il
quadro di accuse formulate da decine di persone che subirono i
trattamenti. «Ne emerge - ha confidato al quotidiano genovese un
magistrato - un quadro molto diverso da quello descritto in maniera
concorde dalle forze dell'ordine». Secondo agenti e funzionari
interrogati, infatti, nella prigione provvisoria sarebbe andato tutto
liscio e, se era accaduta qualche distorsione, la si doveva attribuire
solo all'affollamento. A non accorgersi di nulla, ufficialmente, era stato
anche Alfonso Sabella, oggi pm antimafia a Firenze ma all'epoca ispettore
del Dap, dipartimento dell'amministrazione penitenziaria: «nessuna
anomalia, nessuna violenza», affermo' categorico anche all'impotente
commissione conoscitiva parlamentare. Come lui Oronzo Cosi, generale della
polizia penitenziaria, interrogato dai magistrati. E che dire del ministro
della Giustizia Castelli che visito' Bolzaneto la notte del 21 luglio e non
trovo da ridire sul fatto che, come minimo, decine di persone erano
costrette a stare in piedi per ore e ore. L'ingegnere leghista si permise
perfino del sarcasmo dicendo che «anche i metalmeccanici stanno in piedi
ma non si lamentano».

Tuttavia, malgrado gli sforzi suoi e del governo, malgrado le
"assoluzioni" impartite alle polizie dal procuratore generale Porcelli a
ogni inaugurazione di anno giudiziario, l'inchiesta sui misfatti di
Bolzaneto - botte, sputi, insulti ai danni di gente inerme da parte di
professionisti armati di tutto punto - riparte tre anni dopo i fatti.
«Quanto sta emergendo ci da' ragione su quello che, da quasi tre anni,
stiamo denunciando e conferma la necessità di fare chiarezza sui giorni di
Genova anche con quella Commissione d'inchiesta parlamentare che chiediamo
da allora (che disponga dei poteri propri della magistratura a differenza
della blanda indagine conoscitiva disposta all'indomani del luglio 2001,
ndr) per scoprire anche le catene di comando e le responsabilita'
politiche», commenta Graziella Mascia, deputata di Rifondazione Comunista
e testimone delle giornate del Genoa social forum. Il Sappe, sindacato
della polizia penitenziaria, di fronte a quelle che definisce «presunte
testimonianze» si nasconde dietro i risultati dell'indagine interna
condotta all'epoca da Sabella e anche secondo Castelli nulla cambierebbe
nel «quadro complessivo» anche se gli abusi dei suoi venissero dimostrati:
«Non è così - ribatte un altro deputato del Prc, Giovanni Russo Spena, il
racconto dei due agenti penitenziari delineano un vero e proprio reato di
tortura, perpetrato a Bolzaneto nello stesso modo in cui, mesi prima, era
stato perpetrato nella caserma Raniero di Napoli. E la consegna del
silenzio e di non collaborare all'indagine, fu data, di fatto,
direttamente ed immediatamente dal Ministro Castelli, che fu presente a
Bolzaneto. Anche per questo e' bene che il Parlamento recepisca al piu'
presto le indicazioni europee, essendo l'ordinamento giuridico italiano
ancora privo del reato di tortura».
Solidali con i due agenti anche il verde Cento e il diessino Leoni ma le
rivelazioni del noto quotidiano genovese hanno suscitato prese di
posizione anche in settori timidissimi rispetto all'eventualità di
criticare l'operato delle forze di polizia. Cosi' ieri perfino dalla
Margherita arriva un'«incoraggiamento a chi non ha scelto la strada
dell'omertà».
L'ultimo week end di febbraio, alla vigilia del processo ai 26
manifestanti, accusati di devastazioni e saccheggio, il movimento che
promosse il Gsf e i suoi nuovi compagni di strada, torneranno nella città
del G8 per rilanciare una battaglia di verità e giustizia resa più urgente
dalle rivelazioni di ieri.
Checchino Antonini

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