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21.06.07

secolo xix Sei anni dopo il tragico G8 indagato il capo

Secolo XIX

«Ha istigato a dire il falso» Sei anni dopo il tragico G8 indagato il capo
della Polizia
La svolta dal processo sulla «macelleria messicana» della scuola DiazL'ex
questore Colucci era stato accusato di non aver detto la verit
Genova. Ha istigato un testimone a dire il falso davanti ai giudici. L'ha
indotto a ritrattare le dichiarazioni fatte in precedenza. Ha abusato del
suo ruolo, influenzando un sottoposto. Per questi motivi, enunciati dai
pm, il capo della polizia Gianni De Gennaro è stato iscritto sul registro
degli indagati dai magistrati che indagano sul sanguinoso blitz alla
scuola Diaz durante il G8 del 2001.
De Gennaro ha ricevuto un invito a comparire (e la contestuale
informazione di garanzia) lo scorso 11 giugno. Avrebbe dovuto presentarsi
davanti ai pm sabato 16 ma, per quel che risulta, non l'ha fatto e ha
procrastinato l'appuntamento.
Il provvedimento riguarda la testimonianza, il 3 maggio scorso, dell'ex
questore di Genova Francesco Colucci nell'aula dove si celebra il processo
per l'irruzione nella scuola, quella che il vicequestore del reparto
mobile di Roma Michelangelo Fournier (tre giorni dopo l'avviso a De
Gennaro) ha definito «una macelleria messicana». Per quel confuso e,
secondo i pm, reticente racconto, Colucci è stato accusato il successivo
24 maggio di falsa testimonianza.
Dopo sono partite le indagini che, secondo alcune indiscrezioni, hanno
utilizzato anche intercettazioni telefoniche. Nell'invito a comparire i pm
genovesi ipotizzano che De Gennaro abbia fatto pressioni su Colucci,
«anche a ritrattare dichiarazioni gi rese in precedenza». Non solo: c'è
anche un'aggravante. Il capo della polizia, secondo i magistrati, ha anche
utilizzato l'indubbio ascendente «nei confronti di un sottoposto»,
abusando così«della pubblica funzione di direttore generale del
dipartimento di pubblica sicurezza».
L'ex questore Colucci, oggi al Cesis (l'organismo che coordina l'attivit
dell'intelligence italiana) raggiunto telefonicamente dal Secolo XIX,
sostiene di cadere dalle nuvole: «Non so niente, non so assolutamente
niente e non posso commentare cose di cui non sono a conoscenza».
Questore, però nell'atto diretto al capo della polizia compare
esplicitamente il suo nome. «Questo lo dite voi. Io non so nulla di questa
faccenda».
In cosa avrebbe mentito in aula l'ex questore? Ecco alcune dichiarazioni:
«Fui io e non il capo della polizia a chiamare il portavoce nei rapporti
con la stampa». La circostanza fu smentita dall'allora vicecapo della
polizia Ansoino Andreassi, esautorato poi dal suo incarico dall'ex
ministro dell'Interno Claudio Scajola (insieme allo stesso Colucci e al
superpoliziotto Arnaldo La Barbera, poi mancato) proprio per i fatti del
G8. E poi i pattuglioni, i controlli che si concentrarono sui gruppi di
manifestanti ormai diretti a casa: «Li organizzammo per agevolare il loro
deflusso», disse Colucci. In realt , come hanno affermato concordemente
gli altri testimoni, quei servizi erano finalizzati a individuare e
arrestare i black bloc in fuga e furono ordinati dal capo della polizia
Gianni De Gennaro in persona.
Poi c'è la vicenda del fax con il quale veniva comunicato ai vertici della
polizia nella capitale: si parlava esplicitamente di una doppia irruzione.
Il questore Colucci ha ammesso che il blitz in un altro complesso vicino,
quello a disposizione del centro multimediale dei manifestanti, «fu un
errore delle squadre destinate a quell'intervento». Così facendo, ha però
smentito se stesso.
Nell'udienza del 3 maggio Colucci si è trincerato dietro a molti «non
ricordo». Ha impreziosito la testimonianza con espressioni del tipo:
«Forse ho sbagliato nel parlare». E ha proseguito su questa falsariga, con
un repertorio imbarazzante: «La mia affermazione forse è stata un po´
sprovveduta, superficiale». «Non sono sicuro, lo giuro davanti a Dio e
allo Stato italiano». «Mi correggo, forse sono stato impreciso». Sei ore
di domande e confuse risposte. La notte dell´assalto alla scuola Diaz, per
Colucci l'ordine pubblico era gestito dal vice-questore Lorenzo Murgolo
(la sua posizione è stata archiviata): «Murgolo era il coordinatore. Ma
c'erano La Barbera e Gratteri accanto a lui...».
Una domanda ancora non ha avuto risposta nel processo in corso: perché fu
deciso il blitz nell'istituto di via Battisti? Chi spinse per
quell'irruzione che poi si è trasformata in una sciagurata successione di
atti di violenza? Colucci ha fatto alcuni nomi. Poi ci ha ripensato. Alla
fine ha indicato il nome di La Barbera: «Era d'accordo». La Barbera è
morto.
Marco menduni
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Fournier ha confessatomortola non risponde
processo diaz
Genova. «Il dottor Mortola - spiega il suo legale Maurizio Mascia - si
avvale della facolt di non rispondere». Una decisione polemica quella
espressa ieri mattina dall'ex dirigente della Digos nell'aula dove si sta
celebrando il processo ai 29 poliziotti imputati per l'irruzione nella
scuola Diaz durante il G8. Secondo l'imputato la sua deposizione sarebbe
stata resa in una condizione "non serena". Pungente il riferimento alle
rivelazioni "tardive" di Michelangelo Fournier per ribadire che Mortola,
non ha nulla da ritrattare sulle sue passate dichiarazioni. L'avvocato
Mascia ha sollevato anche un'eccezione sul fatto che «alle
sofisticatissime apparecchiature dei carabinieri del Racis di Parma - è
scritto nella memoria - è sfuggito il colloquio telefonico intercorso tra
Mortola e il pm di turno Francesco Pinto, in cui il poliziotto riferiva al
magistrato dell'accoltellamento (poi risultato falso) dell' agente Massimo
Nucera. Secondo quanto risulta agli atti l'ex dirigente della Digos si era
limitato a riferire al pm solo del ritrovamento delle bottiglie molotov».
Non è poi mancato nel corso dell'udienza di ieri un intervento polemico
sull' iscrizione nel registro degli indagati per falsa testimonianza di
Francesco Colucci, questore di Genova durante il G8. Colucci aveva deposto
lo scorso 3 maggio, indicando per la prima volta Lorenzo Murgolo, all'
epoca vicequestore vicario di Bologna, responsabile dell' irruzione nella
Diaz. Uno dei difensori, Carlo Di Bugno, sostenendo che Colucci in aula
non ha detto il falso rispetto a quanto dichiarato nei verbali, ha chiesto
al tribunale di acquisire gli atti di tutti gli interrogatori dell' ex
questore di Genova.
I pm Enrico Zucca e Francesco Cardona Albini si sono riservati di decidere.
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Un poliziotto sempre in prima linea
la carriera
SETTE ANNI da Capo della Polizia, per Gianni De Gennaro, costellati da
importanti successi: dalla disarticolazione delle gruppo Br responsabile
degli omicidi D'Antona e Biagi alla cattura del super-latitante Bernardo
Provenzano; e segnati da un'ombra che lo ha accompagnato dal 2001: il G8
di Genova. De Gennaro, calabrese di Reggio Calabria, dove è nato il 14
agosto 1948, entra in polizia nel 1973, dopo essersi laureato in
giurisprudenza all'universit `La Sapienza´ di Roma. Con il grado di
commissario ottiene il suo primo incarico alla questura di Alessandria e
nel 1975 viene trasferito alla questura di Roma e assegnato alla Squadra
mobile come dirigente della Sezione antinarcotici. Nel 1981 assume la
direzione della Criminalpol del Lazio e nel 1984 è trasferito alla
Direzione centrale della polizia criminale per dirigere prima il Nucleo
centrale anticrimine, poi il Servizio centrale operativo.
Alla fine del 1991 il ministro dell'Interno gli affida l'incarico di vice
direttore della Direzione investigativa antimafia. Sempre impegnato sul
fronte della polizia giudiziaria, affianca per 11 anni, ininterrottamente,
l'azione antimafia del giudice Giovanni Falcone. L' 1 aprile 1993 diventa
direttore della Dia. L' 1 settembre 1994 è nominato vice capo della
polizia direttore centrale della polizia criminale. Il 19 dicembre 1997 il
Consiglio dei ministri gli affida l'incarico di vice capo della polizia
vicario. Diventa capo della polizia il 26 maggio del 2000, con Giuliano
Amato presidente del Consiglio e Enzo Bianco ministro dell'Interno.
Nel 2001 si trova ad affrontare il G8 di Genova e finisce sotto accusa per
la gestione dell'ordine pubblico, il blitz alla scuola Diaz e la morte di
Carlo Giuliani. Subito dopo, in una delle sue rare interviste, racconta al
Tg5 di non aver mai pensato di dimettersi. Più recentemente, ascoltato in
commissione Affari costituzionali del Senato, replica ad Heidi Giuliani,
madre del ragazzo ucciso: «Il comportamento di singoli, sicuramente
censurabili, non inficiano il valore e la generosit delle forze di
polizia».

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