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03.05.05

Unita': in aula l'uccisione di Giuliani

G8 di Genova, in aula l'uccisione di Carlo Giuliani
di red.
Lâ??uccisione di Carlo Giuliani, le responsabilità delle forze dellâ??ordine
in piazza Alimonda, la teoria del sasso «deviato»: il processo che non câ??è
mai stato arriva adesso in un aula di tribunale. A Genova, dove si sta
svolgendo il processo a carico di 25 manifestanti accusati di
«devastazione e saccheggio» durante le giornate del G8 del 2001, in
mattinata è stato ascoltato come teste il carabiniere Dario Raffone che,
il 20 luglio 2001 in piazza Alimonda, si trovava sul defender insieme a
Mario Placanica. Ã? la prima volta che il carabiiere, che allâ??epoca dei
fatti aveva 20 anni e unâ??anzianità di servizio di 3 mesi, viene ascoltato
in unâ??aula di tribunale. Lâ??inchesta sui fatti di piazza Alimonda è stata
infatti archiviata dal Gip di Genova, Elena Daloiso il 5 maggio 2003. Al
processo genovese non si è invece presentato Mario Placanica (recentemente
congedato dall'Arma) perché, secondo quanto comunicato dal suo avvocato,
«per una banale caduta sulle scale di casa, mentre faceva ritorno dal
comando compagnia Catanzaro della guardia di finanza dove aveva denunciato
minacce ad opera di ignoti, ha riportato lâ??aggravamento di fratture
vertebrali subite per un precedente incidente della strada, con
conseguente impossibilità di deambulazione e spostamento».

A parlare dei fatti di Piazza Alimonda è stato quindi il solo Raffone.
Molti «non ricordo» hanno caratterizzato il lungo interrogatorio del
carabiniere. «Ho sentito due colpi di arma da fuoco - ha raccontato
Raffone rievocando lâ??uccisione di Giuliani - ma non ho capito da che parte
erano partiti. Avevo infatti il volto coperto di sangue ed ero
rannicchiato sotto il corpo di Placanica». «Ricordo solo - ha aggiunto -
di essere stato portato al pronto soccorso e di aver saputo cosa era
successo in piazza Alimonda solo alla sera dalla televisione».

Tra i vari «non ricordo» Raffone ha raccontato che «in piazza câ??era molta
gente che lanciava oggetti, pietre e bottiglie. Ci siamo trovati bloccati
in piazza a bordo del Defender. Eravano in tre carabinieri, io, Placanica
e Filippo Cavataio». E poi aggiunge: «Ho anche sentito Placanica dire
â??Finitelaâ??, â??Andate viaâ??, mentre i manifestanti stavano aggredendo il
Defender». Alla domanda del pm Anna Canepa se aveva avuto paura, il
carabiniere ha risposto:«Abbastanza, anche perché ero stato colpito da un
oggetto duro che mi aveva spaccato la faccia». La testimonianza in aula di
Raffone a proposito del posto che occupava dentro il defender è stata
contestata dai difensori poiché differisce in maniera sostanziale dalla
versione precedente. Il carabiniere aveva infatti sottoscritto una
dichiarazione in cui diceva che era seduto sul sedile anteriore. «Mi ero
confuso - ha puntualizzato in aula - mi trovavo infatti dietro, insieme a
Placanica». Va ricordato che, secondo una delle controinchieste sui fatti
di Piazza Alimonia, a bordo del Defender, non si sarebbero trovati solo
tre carabinieri ma quattro e a sparare a Carlo Giulliani non sarebbe stato
Placanica, ma un suo superiore.

«L'impressione è che sia un poâ?? sprovveduto» ha commentato Giulino
Giuliani, padre di Carlo. «Ma la cosa più straordinaria è che non è stato
in grado di dire se i colpi provenissero dall'interno del Defender. Questo
è davvero incredibile perché la detonazione di due spari dentro un
abitacolo deve essere devastante. Da questo punto di vista ci sono molte
contraddizioni». E ha concluso Giuliani: «� necessario continuare ad
insistere per una ricostruzione veritiera. Noi continuiamo a pensare che
sia necessario trovare la verità non solo per restituirla a Carlo ma anche
per dare finalmente al Paese una versione esatta di quello che è successo».


Nel corso dellâ??udienza è stato poi sentito anche Giuseppe Zappia, di
Palermo, sottotenente dei carabinieri, a sua volta presente in piazza
Alimonda al comando del primo plotone della Compagnia Intervento
Risolutivo. «Fui io a far salire sul Defender Placanica e Raffone - ha
raccontato in aula - in quanto stavano male e avevano vomitato a causa dei
fumogeni. Oltre a loro molti altri carabinieri non erano più in grado di
proseguire nellâ??intervento perché erano intossicati». Zappia ha inoltre
ricordato che a comandare i carabinieri in piazza Alimonda erano il dottor
Adriano Lauro, dirigente di polizia, e il tenente dei carabinieri Claudio
Cappello del Battaglione Tuscania.

Anche Adriano Lauro (noto per la famosa performance di piazza Alimonda:
«Bastardo! Tu lâ??hai ucciso, col tuo sasso...» gridato davanti alle
telecamere verso un manifestante subito dopo lâ??uccisione di Carlo), è
stato sentito qualche giorno fa sempre nelle udienze a carico dei 25.
Lauro (che il 20 luglio era il funzionario responsabile dei 100
carabinieri del battaglione Sicilia, comandati dal capitano Claudio
Cappello e protagonisti dei fatti di Piazza Alimonda) ha dichiarato che
non sapeva che il 20 ci sarebbe stato un corteo autorizzato e, pur avendo
partecipato agli incontri preparatori, non aveva la minima cognizione
della topografia cittadina. Il prossimo 10 maggio, dopo la richiesta di
uno dei difensori dei 25, anche il famigerato sasso nominato da Lauro,
quel sasso che scompare e ricompare a intermittenza nelle foto scattate in
piazza Alimonda dopo lâ??uccisione di Carlo, arriverà nellâ??aula genovese.

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